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giovedì 19 febbraio 2026

“LE RAGIONI DEL NO AL REFERENDUM”, IN ABRUZZO TRE EVENTI CON BACHELET E BRUTI LIBERATI

PESCARA - "A Teramo, Pescara e Chieti le iniziative del Comitato regionale Società Civile per il NO: “In gioco il futuro dell’equilibrio democratico del Paese”.Tre appuntamenti in Abruzzo per spiegare le ragioni del No al referendum sulla giustizia. Tra i protagonisti, ospiti quali Giovanni Bachelet, presidente nazionale del Comitato Società Civile per il NO, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore della Repubblica di Milano e presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Le iniziative, promosse dal Comitato regionale Società Civile per il NO al referendum costituzionale, si sono svolte oggi a Teramo, Pescara e Chieti. Primo appuntamento a Teramo, stamani, alla Biblioteca Delfico, con una conferenza stampa alla presenza di Flavio Bartolani, consigliere provinciale delegato, Florindo Oliverio, responsabile nazionale Politiche istituzionali della Cgil, Sara Volpini, Unione degli Universitari Teramo, Pancrazio Cordone, segretario generale Cgil Teramo, Manola Di Pasquale, avvocata, Ettore Picardi, procuratore di Teramo, e Giovanni Bachelet.





A seguire, nel pomeriggio, c’è stato un evento al Comune di Pescara. Dopo l’introduzione dell’avvocato Marco Alessandrini, si sono susseguiti gli interventi di Giuseppe Bellelli, procuratore della Repubblica del capoluogo adriatico, comitato GiustodireNo, di Edmondo Bruti Liberati, di Maria Danesi De Luca, lavoratrice del Ministero della Giustizia, di Maura Manzi, giudice del Tribunale dell’Aquila, del comitato GiustodireNo, di Angela Musumeci, professoressa di diritto costituzionale all’Università di Teramo, di Florindo Oliverio e di Anna Tesi, dell’Esecutivo nazionale Unione degli universitari. Conclusioni a cura di Giovanni Bachelet.

Chiude la giornata l’evento di Chieti, nella sede della Provincia. Prima i saluti di Francesco Menna, presidente della Provincia, e di Rosa Pia De Martino, coordinatrice provinciale del comitato Società Civile per il NO, e l’introduzione dell’avvocato Marco Alessandrini, poi gli interventi di Daniela Angelozzi, giudice del Tribunale di Pescara, comitato GiustodireNo, di Giovanni Bachelet, di Giuseppe Bellelli, di Angelo Bozza, già presidente del Tribunale di Pescara, comitato GiustodireNo, e di Edmondo Bruti Liberati.

“A un mese dal referendum - afferma Giovanni Bachelet - il No, partito con un handicap di oltre 10 punti percentuali, avrebbe secondo molti sondaggi raggiunto il Si. Di questa straordinaria rimonta sono stati protagonisti milioni di aderenti alle oltre cinquanta associazioni che hanno dato vita al nostro Comitato Società Civile per il No, gli altri due comitati nati in questi stessi mesi (GiustoDireNo e Avvocati per il No) e i partiti che in Parlamento hanno votato No alla legge Nordio. Ha pagato la comune fiducia nella capacità di discernimento di elettrici ed elettori adulti e consapevoli. Per cambiare opinione e passare a un convinto No è bastato capire che dietro la cortina fumogena della separazione delle carriere e l'irresponsabile campagna denigratoria della magistratura c'era il piano di demolire il Consiglio Superiore della Magistratura, cambiare l'equilibrio costituzionale fra potere giudiziario e poteri esecutivo e legislativo, ridurre l'autonomia e indipendenza della Magistratura e, con essa, l'uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini. Mettendo a repentaglio il loro diritto alla salute, all'istruzione, alla sicurezza sul lavoro e alla diversità etnica, religiosa e sessuale. Continueremo, senza raccogliere provocazioni, a illustrare una legge costituzionale sbagliata nel metodo e nel merito, confidando nei moltissimi elettori ed elettrici che ancora ragionano e in un antico slogan, rivelatosi valido anche per la riforma Nordio: se la conosci, la eviti”.

“La riforma - afferma Edmondo Bruti Liberati - viene presentata come separazione delle carriere. In realtà modifica radicalmente  il sistema che la Costituzione ha voluto per garantire l’indipendenza della magistratura rispetto alla politica e, cioè, il Consiglio Superiore della Magistratura. Spezzettato in due, privato della competenza disciplinare e formato con il sorteggio, con il tiro dei dadi il Csm è ridotto alla quasi irrilevanza. L’indipendenza della magistratura è una garanzia affinché davvero la legge sia uguale per tutti e i diritti delle persone siano tutelati. La riforma poi non  tocca minimamente i problemi veri che sono quelli dell'efficienza della giustizia. Ricordiamoci che questo referendum non ha quorum: bisogna andare a votare e votare No”.
"Il referendum sulla giustizia - sottolinea il Comitato regionale Società Civile per il NO - non riguarda una presunta riforma tecnica del sistema giudiziario, ma il futuro dell’equilibrio democratico del Paese. Sono i cittadini ad avere il maggiore interesse a essere garantiti da una magistratura autonoma e indipendente da ogni potere, a partire dal Governo pro tempore. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio corporativo, ma una garanzia di uguaglianza davanti alla legge. Il referendum riguarda la salvaguardia dei principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’autogoverno della magistratura e dalla separazione dei poteri, pilastri essenziali dello Stato di diritto. Nei giorni che ci separano dal voto il nostro impegno sul territorio andrà avanti, con l’obiettivo di spiegare perché questa riforma non va nella direzione di una giustizia più efficiente e più giusta, ma rappresenta un pericoloso arretramento sul piano costituzionale".

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