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lunedì 2 agosto 2021

IN TANTI PER L' ULTIMO SALUTO A FERNANDO RANALLI

VIDEOSULMONA - In tanti erano presenti questa mattina presso la cattedrale di San Panfilo per l'ultimo saluto a Fernando Ranalli.Numerosi i ciclisti presenti con le loro bici per ricordare il presidente della Federazione Ciclistica Provinciale dell'Aquila.Oltre ai familiari, la moglie i figli e i nipoti, erano presenti anche il Presidente Fci Abruzzo Mauro Marrone, il Commissario tecnico nazionale ciclismo paralimpico Mario Valentini (già ct dell'Italia), il Delegato comitato provinciale Coni L'Aquila, Vincenzo Di Cecco e il suo predecessore Luciano Perazza, il Fiduciario Coni Sulmona, Domenico Carrozza, Gianvincenzo D'Andrea, ex direttore di anestesia e rianimazione dell'Ospedale di Sulmona, il presidente del Panathlon Luigi La Civita e il sindaco di Sulmona Annamaria Casini.Dopo la cerimonia nel piazzale antistante la cattedrale, le testimonianze di molti amici di Fernado e del ciclismo.Per l'occasione è stata ascoltata da tutti i presenti "La canzone del ciclista" dei Tetes de Bois cantata con Davide Cassani e il giornalista Gianni Mura.








"Sono stati giorni difficili per me e la mia famiglia. La scomparsa di mio padre Fernando Ranalli è stata devastante. Scrivo questo post per ringraziare tutti voi della dimostrazione di affetto che gli avete riservato. Sapevo che era conosciuto, ma francamente non pensavo così tanto. Lo avete ricordato da tutto il mondo. Siete venuti a salutarlo da ogni dove. Questa mattina la Basilica di San Panfilo a #Sulmona era piena e tante persone sono purtroppo rimaste fuori. C’è stato un bel ricordo finale, sottolineato dalla corsa dei suoi amici ciclisti e dalle note de “La canzone del ciclista” dei Têtes de Bois Dovrei ringraziare tantissime persone. Mi limito al presidente della Federciclismo Abruzzo Mauro Marrone, al commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo paralimpico, Mauro Valentini, al presidente del Panathlon International di Sulmona, Luigi La Civita Gianfranco Santarelli il CONI L'Aquila e ovviamente i ciclisti (dai giovani agli amatori, passando per i ragazzi del ciclismo paralimpico).
In questi giorni ho letto tanti ricordi e storie su di lui, che conoscevo solo in parte. Atleti che lo hanno avuto accanto nel loro percorso agonistico, cicloamatori, dirigenti, rappresentanti delle associazioni e del mondo del volontariato, gli amici di sempre. Ognuno con una storia da raccontare. Mio padre nella sua vita è stato tante cose. Oltre allo sport (oltre al ciclismo anche il pattinaggio – il primo mio sport  – il tiro con l’arco, ma anche il rugby che aveva solo praticato ma cui era rimasto molto affezionato) anche un’esperienza nella segreteria nazionale dei giovani del PSDI (negli anni ’70), l’impegno sindacale nella UIL - Unione Italiana del Lavoro (come ha ricordato Gianni Melilla) e l’associazionismo (a Sulmona con il Panathlon International il Lions Clubs International la Giostra Cavalleresca di Sulmona e la Fondazione ISAL – Terapia del dolore, con cui ha dato vita a “Biciclette contro il dolore”). Da ragazzo dovette lavorare per un periodo a Roma. Abitava in zona Tiburtina, vicino agli studi De Paolis. E così per caso si ritrovò a fare pure il “generico” per qualche film western con Giuliano Gemma. Ha pure visto da vicino gli WHO (“quelli che fasciavano le chitarre”) che, dopo un concerto a Roma, dovevano comprare degli strumenti nuovi da Cherubini.
Qualcuno ha scritto che ha vissuto almeno tre volte per le cose che ha fatto e visto. Per me era il papà che ti chiamava tutti i giorni, per sapere come stavi, per chiederti di scrivergli un comunicato stampa sulla manifestazione sportiva e non in cui era ogni volta coinvolto, e ammetto che spesso mi prendeva sempre nei momenti peggiori della giornata. So che era molto orgoglioso di me e di mio fratello Andrea, parlava a tutti di noi, però nessuno di noi gli ha dato la soddisfazione di aver in qualche modo praticato in maniera seria il #ciclismo. Ammetto di averci provato da piccolo, ma i dischi, i libri e i concerti (e poi l’arbitraggio) hanno preso il sopravvento. Però i Nomadi Official Group li ho conosciuti grazie a lui (tutto nacque perché ascoltavo un disco dei Litfiba, che a suo dire assomigliavano ai Nomadi – e in effetti per certi aspetti qualche punto in comune tra i due gruppi c’è come ha ammesso pure Piero Pelù).
Con il tempo ho cercato di recuperare con lo #sport e penso che l’incarico di fiduciario CONI al XIII Municipio di Roma abbia un po’ limato il divario enorme con il #Presidente (come lo chiamavano tutti). La Federciclismo era la sua casa, che gli ha permesso di conoscere il mondo e coltivare relazioni con tutti. In ogni nazione cui andava trovata sempre punti di contatto. E anche se non era poliglotta riusciva a farsi capire lo stesso. Grazie a lui (e al #ciclismo) ho iniziato anche io vedere l’Italia e l’Europa. Da bambino ogni sabato e domenica una città e una gara diversa. C’è stata anche la fase in cui mi mise a fare il “Contagiri”. A Roma andavamo spesso al velodromo dell’EUR (che purtroppo oggi non c’è più) ad accompagnare atleti che poi sarebbero diventati azzurri e protagonisti a Olimpiadi e Campionati del Mondo. I Mondiali di ciclismo a Stoccarda nel 1991 resteranno per sempre nel mio cuore. La mia prima volta all’estero in una nazione che aveva iniziato da poco una storia diversa (il Muro di Berlino era caduto nel 1989). Accrediti in tribuna autorità. L’incontro con la nazionale italiana a una curva prima della partenza della gara e poi la vittoria di Gianni Bugno. Di Campionati del Mondo ne ha visti tanti. I Confetti di Sulmona sempre con lui, come un biglietto da visita per presentarsi a chi non ti conosce. Gli piaceva girare per l’Europa e il Mondo, tanto che mi portò pure a Maastricht, per vedere la città dove vennero gettate le basi per la moneta unica europea. Aveva sempre avuto chiara l’importanza della comunicazione e degli organi di informazione. Pur non avendo mai fatto il giornalista conosceva i tempi di lavoro di giornali e tv, e le scadenze per la consegna alle redazioni dei risultati e dei resoconti delle gare (in un tempo in cui Internet era ancora lontano). Tante volte da bambino mi capitava di seguirlo nelle tv e le radio locali (Tv1, Onda Tv, Videoesse…) e fu lui a portarmi da Claudio Lattanzio per farmi provare a fare un mestiere che avrebbe segnato il resto della mia vita.
A volte era un po’ naif, tanto che mi toccava pure riprenderlo. Eppure era proprio quel suo modo di essere a far presa sulle persone (Latifa Benharara ha descritto e raccontato bene la sua figura). Una cosa è certa: faceva sempre tutto in maniera disinteressata, per avviare nuovi atleti (giovani o amatori) al ciclismo e per spronare qualcuno a fare meglio intuendone delle potenzialità. Con alcuni suoi amici, in occasione di presentazioni del Giro d’Italia, Mondiali e Campionati vari è stato protagonista di situazioni che sembravano riprese da commedie anni ‘80 (resta mitica una serata al Casinò di Campione d’Italia, che solo Ventresca Domenico può raccontare). Non basterebbe un libro per ricordarlo e raccontarlo. E mi sono reso conto solo ora a quante persone mancherà. Ora mi auguro che tra tutti i suoi amici e colleghi ci sia qualcuno pronto a raccogliere il testimone nei vari settori in cui era coinvolto. Noi continueremo a ricordarlo per le cose belle che ci ha regalato. Papà #GoodBike"
Antonio Ranalli
P.S. Grazie a tutti i colleghi della stampa per l'attenzione che hanno sempre riservato al Presidente
























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