SULMONA - “L’episodio comunque è stato denunciato all’autorità giudiziaria e sono stati assunti tutti i provvedimenti necessari e consentiti di contrasto nei confronti del detenuto. Nello specifico sono stati inflitti 15 giorni di sospensione dalle attività comuni, è stato inoltre richiesto per il detenuto il trasferimento in una nuova struttura ed è stata fatta una nuova richiesta di 14-bis, il regime carcerario aggravato”. Questo avrebbe, a seguito del comunicato stampa diramato dalla UIL, precisato Romice ( Direttore carcere di Sulmona), che si è detto grato alla Polizia Penitenziaria per l’impegno ogni giorno mostrato nell’assicurare un servizio cosi difficile alla comunità.
Attraverso queste parole riportate su alcuni organi di stampa vorrei fare, se me lo permettete, una riflessione sull’aggressione occorsa alcuni giorni fa ai danni di un assistente capo di polizia penitenziaria in quel del carcere di Sulmona e che, in maniera del tutto semplicistica secondo me, è stata ridimensionata nel suo significato gettando addosso alla Uil un pericoloso quanto inopportuno discredito.Leggo in alcuni passi descritti da alcuni organi di stampa che Il direttore del carcere di massima sicurezza di Sulmona avrebbe smentito la notizia secondo cui un ergastolano pugliese avrebbe aggredito un agente di polizia penitenziaria.
Secondo il direttore (questo riportano alcune testate giornalistiche), ci sarebbe stato infatti solo: “un momento di tensione tra un poliziotto in servizio e un detenuto ristretto, sfociato in una spinta a mano aperta ai danni del poliziotto. Fortunatamente non vi sono state ulteriori conseguenze a seguito dell’azione intrapresa dal detenuto, sicuramente in virtù dell’alta professionalità del poliziotto coinvolto. Nessuno dei contendenti, nell’immediato è ricorso alle cure mediche”.
Parto col premettere che quello che ha subito il collega (a detta dello stesso) non è stata una semplice spinta.
Bisognerà or che si presti attenzione e non poco sulle decisioni poi emerse e che hanno portato la Direzione del carcere a prendere una decisione estremamente forte qual è quella di infliggere allo stesso la massima delle sanzioni disciplinari assoggettabili ad un detenuto vale a dire 15 giorni di esclusione dalle attività in comune (in gergo 15 giorni di isolamento); ovvero quella di richiedere per il detenuto stesso il trasferimento in una nuova struttura ( richiesta tra l’altro avanzata immediatamente dalla UIL) e addirittura l’irrogazione di un nuovo periodo ex 14-bis L.354/75 ovverosia il regime carcerario aggravato.
Stante che quanto dal Direttore stesso richiesto e che , fermo restando le conseguenze penali alle quali il detenuto andrà incontro, rappresenta il massimo che si possa richiedere dal punto di vista disciplinar-sanzionatorio, mi sorge forte il dubbio che qualcosa in quello che si è scritto non quadra visto che non penso sia sufficiente una leggera spinta data a mani aperte per giustificare (sempre a mio modestissimo parere) la richiesta di irrogazione di una così pesante sanzione disciplinare.
Ma veniamo al dunque e cerchiamo di capire cosa è realmente successo quel giorno a R.R., l’assistente capo di polizia penitenziaria aggredito ( ribadisco questo termine e spiegherò poi il perché):
un pomeriggio di qualche giorno fa R.R. viene dapprima sottoposto ad una richiesta improponibile da parte del detenuto salvo poi ritrovarsi a fare i conti dapprima con una gratuita offesa e, subito dopo, vedersi girare il detenuto, andare verso di lui e, con impeto violento, seppur a mani aperte, vedersi colpire(violentemente per l’appunto)sul petto tanto da trovarsi spostato indietro di qualche metro.
Si capisce benissimo (a patto che non si è eccessivamente buonisti) che quella ricevuta dal collega non è stata una semplice carezza.
Se a ciò aggiungiamo il fatto che l’energumeno autore del gesto è un ergastolano protagonista di diversi omicidi ( così raccontano le sentenze), appartenente ad una delle più spietate organizzazioni mafiose, autore nel passato (avvalendosi della sua prestanza fisica) anche di una evasione da un carcere del Nord e di non si sa quante altre aggressioni rivolte al personale, anche i più inesperti capirebbero che non si tratta di un semplice bulletto amante di malmenamenti.
Nel mio comunicato stampa scrivevo, sulla base di quello che mi sono sentito raccontare, che un assistente capo è stato violentemente aggredito…..dapprima verbalmente e subito dopo violentemente malmenato….
Scavando nell’etimologia della parola aggredire sopra utilizzata trovo:
aggredire = trattare qualcuno con brutalità dal latino aggrĕdi, formato. da ad- cioè "verso" e gradi ovvero "camminare"; significa quindi "camminare verso qualcuno" ( con intenzioni ostili);
nel contempo sul dizionario alla parola malmenare riscontro i seguenti significati: maltrattare, strapazzare, ridurre in cattivo stato con atti di violenza.
Alla luce di quanto sopra evidenziato mi chiedo dove avrei esagerato e perché la mia denuncia andava ridimensionata?
Personalmente credo che così facendo si porta a malmenare una seconda volta il collega aggredito e non solo lui.
Concludo comunque manifestando la mia approvazione per la scelta fatta dal direttore del carcere di Sulmona laddove lo stesso abbia deciso di infliggere 15 giorni di sospensione dalle attività comuni, richiedere per il detenuto il trasferimento in una nuova struttura e di avanzare una nuova richiesta di 14-bis, il regime carcerario aggravato.
Per quanto successo al collega la UIL ribadisce la gravità di quanto accaduto, conferma lo stato di agitazione del personale di polizia penitenziaria e, nel caso in cui il detenuto non sarà trasferito in altra sede al termine del periodo dell’esclusione dalle attività in comune, procedere con conseguenti manifestazioni di protesta che saranno eventualmente rese successivamente note.
Sulmona, 12.09.2019
Il Vice Segretario Generale UIL PA Polizia Penitenziaria e componente della segreteria confederale
Mauro Nardella
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