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martedì 6 marzo 2018

“PRIGIONIERI DI GUERRA. PRIGIONIERI DELL'OBLIO”

SULMONA - OnLine la banca dati dei prigionieri austroungarici deceduti a Sulmona, Avezzano, L’Aquila e Chieti tra il 1916 e il 1920. Nel corso del Primo conflitto mondiale, in Abruzzo furono costruiti due campi di concentramento per i prigionieri di guerra austroungarici; il primo a Sulmona, in località Fonte d’Amore, e l’altro nella città di Avezzano. Alcune categorie di prigionieri, secondo le disposizioni delle Autorità Militari (ufficiali, disertori, collaboratori, lavoratori…) furono smistati, per ragioni di sicurezza e di riorganizzazione logistica, in altri edifici, preventivamente requisiti e destinati a luoghi di detenzione: a Bucchianico,
in provincia di Chieti e a Cittaducale (all’epoca comune della provincia dell’Aquila), nell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone e presso la caserma Umberto I a Sulmona e nei locali della caserma Castello a L’Aquila. Altri luoghi di detenzione, seppur provvisori, furono allestiti in quelle località nelle quali i prigionieri furono impiegati nei lavori agro-forestali, ad esempio in alcuni comuni della Marsica a ridosso della piana del Fucino, oppure a Caramanico, nell’ambito delle operazioni di rimboschimento del versante orientale del monte Morrone. Una stima reale del numero dei prigionieri che transitarono in Abruzzo, nel corso del Primo conflitto mondiale, è di difficile determinazione. Per avere un’idea del fenomeno bisogna considerare che il Campo di concentramento di Sulmona fu progettato e costruito per ospitare fino a 10.000 prigionieri, e quello di Avezzano fino a 15.000. Dati più precisi, sui prigionieri austroungarici in Abruzzo, riguardano il numero dei decessi. Allo stato attuale della ricerca è possibile affermare che tra il 1916 e il 1920 furono non meno di 1.198 i prigionieri di guerra austroungarici deceduti in Abruzzo, così distribuiti: 635 ad Avezzano, 384 a Sulmona, 90 a L’Aquila e 89 a Chieti. Le cause di decesso, specie per gli anni 1916-1917, sono difficili da accertare. Le precarie condizioni di detenzione, che aggravarono lo stato psico-fisico dei soldati, già minato da mesi di stenti e privazioni a causa della guerra, furono tra i fattori che più di altri determinarono il destino di molti prigionieri. La gran parte dei decessi si verificò a partire dall’ultimo anno di guerra. Per molti di essi, è lecito ricondurre le cause di morte ai focolai di febbre spagnola che nella seconda metà del 1918 colpirono diverse aree interne dell’Abruzzo. Ma non solo. A Sulmona, ad esempio, nel corso del 1919, furono registrati numerosi decessi tra la popolazione prigioniera di nazionalità ungherese residente a Fonte d’Amore, a causa di una grave epidemia di vaiolo.
Con il progetto dal titolo “Prigionieri di guerra, prigionieri dell’oblio”, presentato dall’Associazione Terra Adriatica di Sulmona, in occasione del Bando per l’Assegnazione di “contributi a progetti e iniziative relativi al patrimonio storico della Prima guerra mondiale”, (emanato nel mese di luglio 2016 dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo MIBACT), si è proceduto alla ricognizione dei documenti conservati negli archivi anagrafici dei comuni abruzzesi coinvolti nel fenomeno della prigionia, e, successivamente, all’acquisizione digitale dei certificati di morte dei prigionieri di guerra austroungarici deceduti in Abruzzo tra il 1916 e il 1920. La realizzazione del progetto è nata essenzialmente dall’esigenza di colmare un importante ritardo storiografico sul fenomeno della prigionia in Abruzzo. Il patrimonio digitalizzato consentirà ad un’ampia tipologia di utenti di accedere ad una documentazione archivistica finora inedita; non solo quindi agli storici di professione, ma anche a coloro, che oltre i confini nazionali sono alla ricerca di notizie sui propri antenati. I documenti che qui presentiamo conservano importanti dati anagrafici che permettono attraverso la piattaforma ministeriale http://www.14-18.it di individuare, relativamente alla regione Abruzzo, i nominativi e i dati anagrafici dei prigionieri austroungarici, la loro provenienza, i battaglioni e i reggimenti di appartenenza, la composizione del nucleo familiare, la nazionalità, la professione, il credo religioso e, in alcuni casi, la presunta causa del decesso. Per accedere alla collezione digitale degli atti di morte di ogni singolo prigioniero è quindi necessario digitare il nominativo oppure
Inserendo le parole "Associazione Terra Adriatica" nella ricerca a testo libero è possibile visualizzare l'intera collezione.

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