SULMONA – Gli ambientalisti
sulmonesi annunciano che ricorreranno al Tar contro il decreto di pubblica utilità per
ribadire la contrarietà al metanodotto, spronando, in una nota, anche le istituzioni
a seguire questa strada. “restano meno di quattro settimane per opporsi”
scrivono e “invitano
le Amministrazioni
Pubbliche interessate dall’attraversamento del gasdotto Sulmona – Foligno ad
impugnare, davanti al T.A.R. del Lazio, il decreto di pubblica utilità emanato
dal Ministero dello Sviluppo Economico”. “Per quelle Amministrazioni, come la Provincia dell’Aquila,
che non hanno impugnato il precedente decreto del Ministero dell’Ambiente, è
una prova di appello per dimostrare di difendere concretamente e non solo a
parole, i diritti del proprio territorio” continuano i
comitati e aggiungono il
testo della lettera inviata al Presidente della provincia dell’Aquila, ai
Sindaci di 20 Comuni ed ai Presidenti delle Comunità Montane: “Lo scorso mese
di giugno è stato pubblicato all’albo pretorio dei Comuni interessati il
decreto di pubblica utilità del Ministero dello Sviluppo Economico relativo
al “metanodotto Sulmona – Foligno e centrale di compressione gas di
Sulmona”. Così recita la lettera. Secondo i comitati “Si tratta di un’ altro
importante tassello dell’iter autorizzativo dell’ “ecomostro” della Snam di
167 Km che, come è noto,
corre lungo l’intero asse appenninico, attraversando territori ad elevata
sismicità e di grande qualità ambientale di ben quattro Regioni : Abruzzo,
Lazio, Umbria e Marche. Il Sulmona – Foligno, a sua volta, è parte del
megagasdotto Brindisi – Minerbio di
687 Km. L’ “attenzione” della Snam nei confronti
dei territori interessati è stata tale da indurre la società a riproporre
l’istanza di pubblica utilità l’8 aprile 2009, cioè appena due giorni dopo il
disastroso sisma che ha colpito l’Aquila!
Definire di “pubblica utilità” un’opera
simile è puro eufemismo” proseguono gli ambientalisti sulmonesi “Siamo di
fronte ad una palese negazione della realtà perché il metanodotto e la centrale
sono di mero attraversamento territoriale, senza alcun vantaggio per le
popolazioni coinvolte.
La Snam
attribuisce all’opera una “ valenza strategica”. Probabilmente è così, ma solo
per i profitti che pensa di ricavarne visto che l’Eni punta a diventare
la “hub” del gas in Europa. Cioè il gas che passerà ad altissima pressione
sotto i nostri piedi sarà rivenduto ad altri Paesi portando enormi guadagni nelle
casse della multinazionale, mentre tutti i rischi e i danni economici
saranno scaricati sui cittadini! Contro questo devastante disegno è
attivo da anni un ampio movimento che vede uniti comitati, associazioni ed Enti
istituzionali. Da un anno, inoltre, si è costituito un coordinamento
interregionale che ha come capofila il Comune dell’Aquila. Ma, nonostante le
numerose iniziative messe in atto, l’iter autorizzativo dell’opera va
avanti. Una parte delle Amministrazioni locali, unitamente ad
associazioni ambientaliste di livello nazionale, ha già impugnato il precedente
decreto del Ministero dell’Ambiente con ricorsi al T.A.R. Lazio e con ricorsi
straordinari al Presidente della Repubblica. Di fronte ad un potere cieco ed
arrogante, che considera inutile l’opinione delle popolazioni interessate, è
doveroso ricorrere a tutte le azioni legali in difesa del territorio. Perciò
auspichiamo – e sollecitiamo a tale scopo gli Enti in indirizzo – che anche il
nuovo “ decreto di pubblica utilità” venga impugnato davanti al T.A.R. Tale
decreto è stato in pubblicazione nell’albo pretorio dei Comuni fino al 29
giugno. Ai 60 giorni previsti per proporre ricorso vanno aggiunti i 45 giorni
del fermo estivo dell’attività giudiziaria. Perciò resta solo meno di un mese
per opporsi!”
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