Con una presenza notevole di spettatori nel pomeriggio di oggi a Sulmona si è tenuto il 1° Convegno sulla Prevenzione Sismica nella Conca Peligna.Presenti alcuni sindaci della valle peligna.Il convegno diviso in due parti, ha visto succedersi nell'esposizione dei dati i vari relatori.Carlo Fontana fondatore del gruppo progetto M6.5 ha aperto il convegno facendo riferimento al terremoto che colpi Sulmona il 3 novembre del 1706"Bisogna guardare avanti al futuro, bisogna conoscere il rischio e prepararsi"ha affermato Fontana.Il rischio sismico è il prodotto di tre componenti, pericolosità sismica, valore esposto e vulnerabilità.Warner Marzocchi dell'INGV e coordinatore del progetto M6.5 ha affermato che la riduzione del rischio sismico diminuisce il danno, bisogna agire sulla vulnerabilità.Ha parlato della sismicità storica di Sulmona interessata nel 1706 da un evento simico tra 9 e 10 della scala Mercalli, poi dal 1900 al 2002 due terremoti dal valore punto 8 Mercalli"Sono sempre avvenuti i terremoti e continueranno ad esserci" ha continuato Marzocchi.Sono stati elaborati 18 modelli di medio termine e alla fine la possibilità di avere un terremoto nel raggio di 50 km da Sulmona nei prossimi 10 anni è pari al 10-15 % con magnitudo 5.5 e superiore.E' invece del 5% la possibilità nei prossimi 5 anni che la faglia del monte morrone possa risvegliarsi.Questi sono dati probabilistici e non assoluti, non bisogna evidentemente enfatizzare in maniera inadeguata i dati.Facendo poi riferimento ad un oleodotto di superficie in Alaska progettato per resistere a scosse telluriche elevate, nel 1970 un terremoto maggiore di 7.9 ha interessato l'area e i giunti dell' oleodotto hanno tenuto ad uno spostamento del terreno pari a 7 metri.In sala erano presenti anche i componenti del comitato ambientalista contro la realizzazione del metanodoto della Snam, che prima del convegno hanno effettuato un volantinaggio all'ingresso del Nuovo Cinema Pacifico.L'ing.Costantino De Martinos ha illustrato lo studio sulla valutazione del danno atteso, in termini di distruzione degli edifici e delle perdite umane, suddividento Sulmona in 4 zone e in base alla tipologia di costruzione e all'eta di realizzazione.Da una stima teorica con dei dati approssimativi nelle varie ipotesi di intensità tellurica, le zone del centro storico e quella nord sono a maggior rischio e potrebbero subire maggiori danni e maggiori perdite umane, in modo particolare le costruzioni realizzate prima del 1945 con 3 o 4 piani.Mauro Dolce del dipartimento della Protezione Civile ha parlato degli effetti dell'amplificazione sismica nella valle peligna, della prevenzione sismica e dei programmi gestiti e promossi da DPC.Giuseppe Consorte fautore del convegno ha illustrato delle ipotesi progettuali per la prevenzione sismica in valle peligna.
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sabato 6 novembre 2010
SULMONA:1° CONVEGNO SULLA PREVENZIONE SISMICA NELLA CONCA PELIGNA PROGETTO M6.5
Con una presenza notevole di spettatori nel pomeriggio di oggi a Sulmona si è tenuto il 1° Convegno sulla Prevenzione Sismica nella Conca Peligna.Presenti alcuni sindaci della valle peligna.Il convegno diviso in due parti, ha visto succedersi nell'esposizione dei dati i vari relatori.Carlo Fontana fondatore del gruppo progetto M6.5 ha aperto il convegno facendo riferimento al terremoto che colpi Sulmona il 3 novembre del 1706"Bisogna guardare avanti al futuro, bisogna conoscere il rischio e prepararsi"ha affermato Fontana.Il rischio sismico è il prodotto di tre componenti, pericolosità sismica, valore esposto e vulnerabilità.Warner Marzocchi dell'INGV e coordinatore del progetto M6.5 ha affermato che la riduzione del rischio sismico diminuisce il danno, bisogna agire sulla vulnerabilità.Ha parlato della sismicità storica di Sulmona interessata nel 1706 da un evento simico tra 9 e 10 della scala Mercalli, poi dal 1900 al 2002 due terremoti dal valore punto 8 Mercalli"Sono sempre avvenuti i terremoti e continueranno ad esserci" ha continuato Marzocchi.Sono stati elaborati 18 modelli di medio termine e alla fine la possibilità di avere un terremoto nel raggio di 50 km da Sulmona nei prossimi 10 anni è pari al 10-15 % con magnitudo 5.5 e superiore.E' invece del 5% la possibilità nei prossimi 5 anni che la faglia del monte morrone possa risvegliarsi.Questi sono dati probabilistici e non assoluti, non bisogna evidentemente enfatizzare in maniera inadeguata i dati.Facendo poi riferimento ad un oleodotto di superficie in Alaska progettato per resistere a scosse telluriche elevate, nel 1970 un terremoto maggiore di 7.9 ha interessato l'area e i giunti dell' oleodotto hanno tenuto ad uno spostamento del terreno pari a 7 metri.In sala erano presenti anche i componenti del comitato ambientalista contro la realizzazione del metanodoto della Snam, che prima del convegno hanno effettuato un volantinaggio all'ingresso del Nuovo Cinema Pacifico.L'ing.Costantino De Martinos ha illustrato lo studio sulla valutazione del danno atteso, in termini di distruzione degli edifici e delle perdite umane, suddividento Sulmona in 4 zone e in base alla tipologia di costruzione e all'eta di realizzazione.Da una stima teorica con dei dati approssimativi nelle varie ipotesi di intensità tellurica, le zone del centro storico e quella nord sono a maggior rischio e potrebbero subire maggiori danni e maggiori perdite umane, in modo particolare le costruzioni realizzate prima del 1945 con 3 o 4 piani.Mauro Dolce del dipartimento della Protezione Civile ha parlato degli effetti dell'amplificazione sismica nella valle peligna, della prevenzione sismica e dei programmi gestiti e promossi da DPC.Giuseppe Consorte fautore del convegno ha illustrato delle ipotesi progettuali per la prevenzione sismica in valle peligna.
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