L'AQUILA - "Uno studio promosso da Rewilding Apennines nei bacini dei fiumi Pescara e Aterno ha accertato la presenza di almeno quattro castori eurasiatici, giunti nell'Appennino centrale a seguito di immissioni non autorizzate. L'organizzazione segue questa presenza con interesse scientifico ed ecologico, trattandola per ciò che è: un fenomeno nuovo, da studiare con metodo.Tronchi rosicchiati, cortecce incise, qualche ramo accatastato lungo l'argine: per chi sa leggere questi segni, sono la firma inconfondibile del castoro eurasiatico, il più grande roditore d'Europa. In Italia la specie si era estinta intorno al 1600, cacciata principalmente per la pelliccia. Oggi è di nuovo presente nei fiumi dell'Appennino centrale, non per un ritorno spontaneo né per una reintroduzione autorizzata, ma attraverso immissioni non autorizzate.
Nel marzo 2023, lungo il fiume Aterno, in provincia dell'Aquila, alcuni video avevano documentato per la prima volta la presenza del castoro in Abruzzo dopo circa 500 anni. A registrare il dato era stato uno studio firmato anche dal CNR, che accerta, tra le altre cose, la natura irregolare dei rilasci (ne avevamo parlato qui).
Di quei rilasci Rewilding Apennines non è stata né autrice né promotrice, ma ne ha fatto l'oggetto di un'indagine rigorosa. Lo studio ha documentato la presenza di almeno quattro individui, due coppie riprese dalle videotrappole in contemporanea a oltre 45 chilometri di distanza l'una dall'altra, tra la Valle dell'Aterno e la Valle Peligna.
«Rewilding Apennines guarda con interesse scientifico ed ecologico alla presenza della specie: non come a un fatto da celebrare, ma come a un fenomeno da comprendere, di cui valutare con onestà gli effetti, i rischi e le possibili opportunità di conservazione. Il castoro nell'Appennino centrale non è frutto di una nostra iniziativa, ma è un dato di realtà che intendiamo conoscere a fondo», ha detto Mario Cipollone, team leader di Rewilding Apennines.
L'indagine è stata presentata al 3° Forum Nazionale della Biodiversità di Napoli (19 - 21 maggio 2026) e al XIV Congresso dell’Associazione Teriologica Italiana (3 - 5 Giugno 2026, Bolzano, Eurac Research). I rilievi, curati da Biome srl, hanno coinvolto l'Università degli Studi del Molise, l'Università degli Studi dell'Aquila, il CNR-IRET, l'Università di Milano-Bicocca e diverse aree protette.
Tra queste ha avuto un ruolo centrale la Riserva Naturale Regionale Sorgenti del Pescara, sul cui territorio si concentra gran parte delle osservazioni recenti e che è direttamente interessata a comprendere origine, distribuzione ed effetti della specie nei propri ambienti fluviali. “Dal punto di vista ecologico, la presenza del castoro ha un ruolo cruciale nel mantenere aperte aree densamente forestate, incrementando così la diversificazione dell’ecosistema fluviale, nonché di ridurre l’impoverimento di aree umide e specchi d’acqua grazie alla creazione di dighe e altre strutture che tipicamente realizza.”, ha dichiarato Pierlisa Di Felice, Direttrice della Riserva Naturale Regionale Sorgenti del Pescara. “Inoltre, al di là degli importanti aspetti ecologici e delle azioni di monitoraggio della popolazione di castoro, diventa cruciale e necessario predisporre un piano di sensibilizzazione e crescita della consapevolezza delle persone sul ruolo ecologico della specie e su come comportarsi quando si attraversa il suo habitat.”, ha aggiunto la Direttrice.
Come è stata documentata la presenza
L'indagine ha combinato tre approcci complementari. Il primo è la ricerca a terra dei segni di presenza, condotta tra ottobre e dicembre 2025 lungo 81 transetti distribuiti sull'intero corso dell'Aterno e su parte del bacino del Pescara, integrata in alcune zone dal controllo delle rive in canoa. Quattro transetti sono risultati positivi, lungo il medio corso dell'Aterno e nella piana Peligna. Gli alberi rosicchiati, gli scortecciamenti e le tracce di alimentazione raccontano l'uso che gli animali hanno fatto del paesaggio nel corso del tempo: si tratta in parte di attività recenti, in parte risalenti a uno o due anni prima.
Il secondo approccio è il fototrappolaggio. Le fototrappole hanno confermato la presenza di individui nell'area delle Sorgenti del Pescara, e una successiva fase di posizionamento mirato ha portato al dato chiave dello studio.
Il terzo è l'analisi del DNA ambientale (eDNA), una tecnica che rileva la presenza di una specie a partire dalle tracce genetiche disperse nell'acqua. Il campionamento, esteso a 19 stazioni lungo i fiumi Pescara, Sangro e Liri, è stato completato. Le analisi di laboratorio sono in corso e aiuteranno a definire con maggiore precisione la distribuzione della specie su scala più ampia.
Una presenza concentrata e ancora da decifrare
Il quadro che emerge è quello di una popolazione contenuta e a bassa densità. I segni di attività recente si concentrano in un'area attorno alle sorgenti del Pescara e lungo il corso del medio Aterno. Per ora è stata individuata una piccola diga ma nessuna tana, e gli indizi raccolti non consentono per ora di confermare eventi riproduttivi.
A qualche anno dalle prime segnalazioni, dunque, la specie risulta presente ma non si è diffusa su un ampio territorio. Sul perché restano aperte diverse ipotesi: un numero ridotto di animali fondatori, la mortalità, l'idoneità non ottimale di molti tratti fluviali, la dispersione verso aree non ancora indagate.
Un'origine irregolare, che va monitorata
La distinzione tra ritorno naturale e immissione illegale non è un dettaglio formale. In diverse regioni dell’Italia centro settentrionale, a partire dagli anni Duemila, il castoro è ricomparso in modo spontaneo; nell'Appennino centrale, invece, è stato reintrodotto irregolarmente. I rilasci non autorizzati sollevano questioni serie: dalla provenienza e dallo stato sanitario degli animali agli effetti non pianificati sul territorio. Proprio per questo richiedono di essere monitorati con metodo, anziché ignorati o semplicemente subiti.
Gli effetti ecologici di una specie ingegnere
Il castoro è il più grande roditore europeo e un ingegnere degli ecosistemi: abbattendo la vegetazione arborea lungo le rive e costruendo dighe, modifica il corso dei fiumi, crea zone umide e favorisce la biodiversità a queste associata. Anche un solo individuo lascia segni evidenti sulla vegetazione ripariale. Dove le condizioni sono adatte, la sua presenza può contribuire a restituire complessità e funzionalità ad ambienti fluviali spesso semplificati da rettificazioni e cementificazioni delle sponde, una delle condizioni più diffuse riscontrate proprio nel corso di questa indagine. “Tuttavia,” - tiene a specificare lo zoologo Mattia Iannella, Responsabile del Laboratorio LACEMOD presso il Dipartimento MESVA dell’Università degli Studi dell'Aquila - “le azioni di traslocazione necessitano di precisi studi finalizzati a valutare se un territorio possieda specifiche caratteristiche che lo rendano idoneo ad ospitare una specie. È infatti importante misurare la disponibilità di risorse necessarie a soddisfare le esigenze legate alla nicchia ecologica, intesa non solo come uno spazio fisico, bensì come l’insieme delle risorse, delle condizioni ambientali e delle interazioni ecologiche di cui una specie ha bisogno. Per questo, ogni reintroduzione o traslocazione dovrebbe essere preparata con studi preliminari accurati, condotti con metodi rigorosi e pensata in modo da non interferire con flora e fauna che già abitano l’area di destinazione.”
È proprio in questa cornice che Rewilding Apennines guarda con interesse scientifico ed ecologico alla presenza della specie.
I prossimi passi
Il monitoraggio proseguirà su più fronti. “Le prossime attività prevedono di estendere il fototrappolaggio nelle aree note per essere frequentate dalla specie, così da arrivare a una stima più affidabile del numero di individui, e di applicare le stesse tecniche ad altre zone umide del bacino del Pescara non ancora indagate, per intercettare eventuali animali in dispersione. Il completamento delle analisi del DNA ambientale fornirà inoltre un quadro più ampio sulla distribuzione del castoro lungo i tre bacini campionati.” ha specificato il biologo Simone Giovacchini, di Biome srl.
Inoltre, seguiranno attività di divulgazione per far conoscere meglio la specie alle persone e imparare a leggere i suoi segni di presenza in un paesaggio fluviale che, grazie alla presenza del castoro, è ancora più dinamico".
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