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venerdì 1 maggio 2026

CARCERI: SUICIDA AGENTE A TORINO, DIGNITÀ PER IL LAVORO IN CARCERE

ROMA - “42 anni, originario della provincia di Palermo, assistente capo del Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Torino, ma da un paio d’anni distaccato presso la scuola di formazione di Cairo Montenotte, nella giornata di ieri ha deciso di farla finita suicidandosi nella sua abitazione nel capoluogo piemontese. Lascia la moglie e una bambina di soli sei anni. È l’ennesima tragedia che si consuma dentro e intorno al girone carcerario, le cui condizioni attuali probabilmente neppure Dante sarebbe riuscito a narrare. Dall’inizio dell’anno è il secondo operatore che si toglie la vita, dopo un altro suicidio di un ex poliziotto, poi transitato alle funzioni centrali, avvenuto qualche settimana fa nel carcere milanese di Bollate. Ben 17, invece, i detenuti che dal 1° gennaio si sono tolti la vita in un carcere che, palesemente, toglie ogni speranza a chi vi è ristretto, ma pure a coloro che ogni giorno ne patiscono le storture e ne scontano le pene per la sola colpa di essere al servizio dello Stato con l’uniforme blu della Polizia penitenziaria”.

 

Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UIL FP Polizia Penitenziaria.

 

          “Le ragioni di un suicidio sono certamente da ricercarsi in variabili multifattoriali di carattere psichico, biologico, sociale, ma al di là delle analisi, degli studi specifici e delle investigazioni ancora necessarie sul tema, noi temiamo che le prigioni, con tutto ciò che vi si verifica fra omicidi, suicidi, violenze, risse, stupri, atti autolesionistici e molto altro ancora, possano indurre a una sorta di assuefazione ai gesti estremi, tanto da portare a percepirne in maniera affievolita la loro irreversibile gravità. In questo caso, il collega da qualche tempo non prestava più servizio in carcere, ma le ferite dell’animo non si rimarginano facilmente e spesso non lo fanno mai”, commenta ancora il Segretario della UIL FP PP.

 

          “Nella ricorrenza del Primo Maggio in cui UIL, CGIL e CISL hanno deciso di richiamare a un Lavoro Dignitoso, ricordiamo che è necessaria l’affermazione della dignità del lavoro anche per la Polizia penitenziaria, oberata da carichi inenarrabili determinati soprattutto da oltre 18mila detenuti in esubero rispetto alla capienza delle carceri (64.450 reclusi in 46.319 posti) e da più di 20mila agenti mancanti al fabbisogno delle carceri. Un mix esplosivo che determina anche turnazioni di servizio che si protraggono per 26 ore continuative, per giunta con lavoro straordinario non retribuito o pagato meno del lavoro ordinario in quello che si presenta né più né meno che come un caporalato di stato”, aggiunge il dirigente sindacale.

 

          “In questo momento ci stringiamo costernati e commossi intorno al dolore della famiglia del collega scomparso, ma continuiamo a ripetere che l’emergenza carceraria senza precedenti non possa essere affrontata con misure ordinarie e che, al contrario, servano provvedimenti di carattere eccezionale per deflazionare la densità detentiva, rafforzare concretamente gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, implementare gli equipaggiamenti, assicurare l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”, conclude De Fazio.

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