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mercoledì 4 settembre 2013

METANODOTTO: D'AMICO"LA REGIONE ABRUZZO DIFENDA IL PROPRIO TERRITORIO E LA SUA POTESTA’ LEGISLATIVA"

L'AQUILA - “Ho chiesto, con formale nota indirizzata al Presidente Chiodi, che la Regione Abruzzo si costituisca in giudizio a difesa di una norma votata all’unanimità dal Consiglio regionale"si legge in una nota del vicepresidente del Consiglio regionale, Giovanni D’Amico, a proposito dell’ impugnativa da parte del Governo della legge regionale 7 giugno 2013 n. 14 sul metanodotto."All’approssimarsi della scadenza dei termini per la costituzione in giudizio, - continua D’Amico - ci si chiede se anche questa volta, come al solito, la Regione Abruzzo, nella persona del suo Presidente, rimarrà inerte, rinunciando a costituirsi in giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale chiamata a giudicare la legittimità di una sua norma votata all’unanimità.
Votata all’unanimità significa votata dall’intero Consiglio regionale. E del Consiglio regionale fa parte anche il presidente Chiodi, che risulta presente alla seduta nella quale è stata approvata la legge in questione.L’articolo 2 della legge 7 giugno 2013 n. 14, che ha inserito l’art. 1 ter alla l.r. 1 marzo 2008
n. 2, testualmente recita: “La localizzazione e la realizzazione di centrali di compressione a gas è
consentita al di fuori delle aree sismiche classificate di prima categoria, ai sensi della vigente
normativa statale, nel rispetto delle vigenti norme e procedure di legge, previo studio
particolareggiato della risposta sismica locale attraverso specifiche indagini geofisiche, sismiche

e litologiche di dettaglio”.
Tale norma è stata introdotta con un emendamento votato all’unanimità in Consiglio regionale ed è stata impugnata dal Governo con delibera del 26 luglio 2013 del Consiglio dei Ministri.
La norma impugnata, dunque, è stata votata anche dal Presidente Chiodi. Sarebbe per lo meno irrituale rinunciare al diritto di difendere una propria legge, dopo averla votata in Consiglio”.

Si deve ricordare che, in data 18 ottobre 2011 e successivamente in data 14 febbraio 2012, il Consiglio regionale ha approvato due risoluzioni che impegnano il Presidente della Regione, dott. Giovanni Chiodi, a trasmettere al Ministero dello Sviluppo Economico il parere contrario della Regione Abruzzo sull'opera per come attualmente progettata nell'ambito della procedura dell'intesa Stato-Regione ed a chiedere l'istituzione di un apposito tavolo per l'individuazione di un tracciato alternativo del metanodotto.
Inoltre, il 26 ottobre 2011, anche la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha approvato una risoluzione con cui "impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative di competenza, anche dopo un necessario approfondimento attraverso un tavolo tecnico, e in accordo con le amministrazioni interessate, per disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica, al fine di evitare sia gli alti costi ambientali che deriverebbero che l'elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico che metterebbe a dura prova la vulnerabilità del metanodotto".

Testo della lettera inviata al Presidente della Regione Abruzzo Dott. Giovanni Chiodi
Oggetto: Metanodotto - Impugnativa legge 7 giugno 2013 n. 14
L’articolo 2 della legge 7 giugno 2013 n. 14, che ha inserito l’art. 1 ter alla l.r. 1 marzo 2008
n. 2, testualmente recita: “La localizzazione e la realizzazione di centrali di compressione a gas è
consentita al di fuori delle aree sismiche classificate di prima categoria, ai sensi della vigente
normativa statale, nel rispetto delle vigenti norme e procedure di legge, previo studio
particolareggiato della risposta sismica locale attraverso specifiche indagini geofisiche, sismiche
e litologiche di dettaglio”.
Tale norma è stata introdotta con un emendamento votato all’unanimità in Consiglio
regionale ed è stata impugnata dal Governo con delibera del 26 luglio 2013 del Consiglio dei
Ministri.
Con la presente chiedo che la Regione Abruzzo si costituisca in giudizio a difesa di tale
norma.
Sarebbe irrituale rinunciare al diritto di difendere dinanzi alla Corte Costituzionale una
propria legge, dopo averla votata in Consiglio regionale.
Giovanni D'Amico

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