PESCARA - "Se alcuni pensano che dopo aver dibattuto di problemi carcerari con gli interlocutori politici di turno me ne torno a casa pensando di aver concluso così la mia parte devono sapere che si sbagliano e di grosso pure.Se altri credono invece che alle prime promesse poi non mantenute io me ne stia tranquillamente in disparte a osservare che nulla accada, si sbagliano ancora di più.È mio costume, infatti, tastare il polso della situazione e, se serve, rinnovare l'invito più e più volte ai preposti competenti a risolvere i problemi affinché non si scordino delle promesse fatte.In Abruzzo, come in altre regioni d'altronde, i problemi non mancano.
Così come non mancano quelli legati alle carceri insistenti sul proprio territorio.
Alcuni sarebbero di facile soluzione se solo unissero le forze l'amministrazione penitenziaria e la politica sia essa regionale che locale.
A mio modesto parere non sarebbe così difficile e alcune volte ci si è andati anche vicini alla soluzione.
Il problema è che sul più bello o si viene presi da distrazioni o si decide semplicemente di non attuarle le misure studiate.
Capita così che si è parlato molto del polo unico per i ricoveri ospedalieri riservato ai detenuti, capace secondo il mio modesto parere di fare risparmiare e molto in termini di economia e organici, salvo poi veder mettere il progetto in naftalina sperando in tempi o amministrazioni migliori.
L'altro punto affrontato ma mai risolto è quello che fa capo al carcere di San Donato a Pescara.
Di questo istituto in tanti hanno detto male per ciò che attiene l'apparato strutturale; moltissimi hanno denunciato delle condizioni invivibili circoscritte alla vita detentiva e al modo con cui si ritrovano ad operare i poliziotti penitenziari;
Amalcuni ne hanno proposto la chiusura e la sua delocazione altrove a mezzo ricostruzione dello stesso secondo schemi più idonei al soddisfacimento dei requisiti di legge, non ultimi quelli costituzionali.
Bene, o meglio, male...
Di questi due problemi, che ben si inquadrerebbero in un'ottica di sana collaborazione tra Amministrazione Penitenziaria e Enti Regionali e Locali, nel passato sono state fatte solo chiacchiere e nulla più.
Eppure le soluzioni prospettate sarebbero state e tutt'ora lo sarebbero davvero foriere di positivi riscontri in termini di miglioramento delle condizioni di vita sia dei detenuti che del personale dipendente; oltre, ovviamente, di chi vive fuori da tale contesto (penso, ad esempio, ai pazienti ospedalieri costretti a condividere il reparto con detenuti e uomini in divisa; oppure a contesti cittadini costretti a condividere gli spazi urbanistici e sociali con muri di cinta e sentinelle armate).
Per concludere chiederei quindi:
al Presidente della Regione Marco Marsilio che fine abbia fatto il progetto di unificazione dei ricoveri ospedalieri dei detenuti, dapprima previsto potesse nascere a Teramo e successivamente, in virtù del fatto che avesse la struttura penitenziaria più grande a Sulmona;
Al sindaco di Pescara Carlo Masci e al Senatore Luciano D'Alfonso che seguito vorrebbero dare alle proprie parole alle loro belle parole spese sulla possibilità di veder dislocato altrove il carcere di Pescara.
Da tempo aspetto le loro risposte... chissà quando sarà la volta buona?"
Il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella
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