Scopriamo così che si salvano solo quelle testimonianze archeologiche che non sono da ostacolo agli impianti della centrale oppure sono ai margini della stessa. Le altre sono destinate a soccombere. Dunque, siamo a questo punto? I profitti della Snam, per un’opera che non serve né all’Italia né all’Europa, sono intoccabili mentre la tutela dei nostri beni culturali diventa residuale? Ma l’interesse generale non doveva avere la preminenza su tutto? Le leggi vigenti valgono per chiunque tranne che per la Snam?
La Soprintendenza può spiegare cortesemente ai cittadini il perché di questo suo comportamento? O i cittadini non meritano risposte? In tre anni abbiamo diffuso parecchi comunicati per denunciare lo scempio archeologico in atto a Case Pente. Lo abbiamo qualificato come un vero e proprio crimine storico e culturale, ma mai si è avuta una qualche presa di posizione da parte della Soprintendenza. Mai una precisazione e, per la verità, mai una smentita.
E il Sindaco Luca Tirabassi si è mai occupato di quello che sta succedendo a Case Pente? Ha mai mosso un dito per impedire che la scoperta eccezionale di un abitato di 4200 anni fa nella piana di Sulmona finisse seppellita per sempre sotto le ruspe della Snam? O la sua attenzione sulla “questione Snam” si manifesta solo quando sente la parola “compensazioni”?
E gli altri enti pubblici il cui compito è quello di controllare la rispondenza dei lavori alle norme vigenti dove sono? E il procuratore della Repubblica di Sulmona, che nei giorni scorsi ha visitato il cantiere, ha letto i nostri esposti? Si può sapere a quali determinazioni è giunto e con quali motivazioni?
Tocca a chi svolge ruoli preminenti all’interno delle Istituzioni assicurare che la legge sia davvero uguale per tutti. La vicenda Snam ci mostra però che questo non è avvenuto e continua a non avvenire. E ciò autorizza a porre la domanda: siamo ancora in uno Stato di diritto?"
Mario Pizzola
(Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)
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