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sabato 24 aprile 2021

SONO ORE FRENETICHE FRA PROPRIETARI DI LOCALI, BAR E SOPRATTUTTO RISTORANTI ALLA LUCE DELLA DECISIONE DEL MINISTERO DELLA SALUTE

PETTORANO SUL GIZIO - Sono ore frenetiche fra proprietari di locali, bar e soprattutto ristoranti alla luce della decisione del ministero della Salute, sentito il parere del Comitato tecnico scientifico, di tornare a collocare l’Abruzzo in zona gialla a partire da lunedì prossimo. Infatti questo ritorno della regione abruzzese ad avere il minimo delle restrizioni anti Covid farà si che da inizio settimana prossima si potranno estendere gli orari di apertura di alcuni luoghi fino ad oggi spesso rimasti chiusi al servizio al tavolo per il pubblico. E così ad esempio i ristoranti potranno tornare ad offrire un pasto a pranzo o una aperi-cena, perché di fare una vera e propria cena non se ne parla con l’orario del coprifuoco che rimarrà almeno fino a fine maggio quelle delle 22.Abbiamo scelto di intervistare una ristoratrice, Milena Ciccolella, del ristorante ‘Il Torchio’ di Pettorano sul Gizio (L’Aquila) per chiederle un menu’ molto particolare: quello della ripartenza delle attività di bar e ristorazione, dedicando ogni piatto ad un personaggio di questa gestione della pandemia.Un buon incontro conviviale parte sempre con l’antipasto: cosa servire e a chi dedicarlo?

“Noi al ristorante ‘Il Torchio’ consigliamo spesso di partire con l’antipasto del ‘Borgo’. Una selezione scelta di affettati, salumi e formaggi di primissima qualita’, con prodotti tipici dal sapore e dal gusto unico, un misto del meglio dei territori circostanti, selezionati, controllati e messi insieme per far degustare fin da subito il top. Visto che si tratta di un misto di diverse cose vorrei dedicare questo piatto ai tanti virologi, scienziati ed esperti che hanno preso la parola da inizio pandemia. Visto come sono andate le cose è chiaro che ci hanno capito poco, anzi direi nulla, generando in noi confusione, sconcerto ed anche dimostrando come non ci si puo’ fidare neanche di chi ha studiato una materia strana come i virus. Fino ad oggi se la situazione non è degenerata è stato spesso per merito del comportamento responsabile delle persone e non di chi, ad esempio al Comitato tecnico scientifico, ha spesso preso decisioni a caso, sperando gli andasse bene. Che si mangino una fetta di formaggio di Gregorio di Valle Scannese o una salsiccia di maiale nero di Vittorito, che magari si schiariscono le idee…”

Sul primo piatto credo che si giochera’ facile con voi de ‘Il Torchio’…

“Si, infatti, perché noi siamo famosi anche e soprattutto per la nostra Polenta. Frutto di una miscela selezionatissima, con grano macinato in maniera speciale e tostato e cucinato negli antichi cotturi con una manovra sui fuochi che solo il nostro chef, Mastro Michele, sa come si fa, perché si rifa’ alla vecchia tradizione, sapiente e genuina di chi doveva prepararla per chi doveva andare ai campi a raccogliere frutta e ortaggi, o il carbone, anche in luoghi lontani dalla nostra Valle Peligna. Noi la serviamo col sugo, con i mugnoli, verdura tipica, speciale ed unica di Pettorano sul Gizio, ma stavolta scelgo per il nostro menu’ la polenta rognosa: ovvero olio, formaggio e pancetta scelta, e ho deciso di dedicarla al nostro ministro della Salute, Roberto Speranza. Perché da chi doveva gestire la nostra salute ci saremmo aspettati scelte consapevoli, ed invece ci ha creato solo rogne, penalizzando soprattutto noi ristoratori. Ci siamo fatti un mazzo e sopportato tanti sacrifici economici e di fatica per venire incontro alle norme che ci erano state richieste dopo il primo lockdown, invece quando sono ripartiti i contagi l’unica soluzione è stata chiudere bar e ristoranti, come se fossimo noi il centro della nuova divampo del virus. Non è così, e non lo dico perché siamo parte in causa ma perché sono i fatti che lo dimostrano. Siamo stati attenti a registrare i clienti, igienizzarli, controllare i tavoli, curare il distanziamento sociale ed anche nel servire i nostri piatti abbiamo prestato massimo scrupolo. Ed invece tutto cio’ non è servito a niente, ed adesso è venuta fuori ‘la genialata’ che si puo’ riaprire ma solo fino alle 22 e solo all’aperto. E secondo il ministro Speranza noi possiamo decidere se accettare o non accettare una prenotazione guardando il cielo? Io che vivo in un piccolo paese e che ho clienti che vengono spesso da lontano, posso supplicare che non ci sia pioggia, freddo o vento che creino ostacolo a chi si vuole sedere ai miei tavoli? Nel frattempo che Speranza si riempia la pancia di polenta rognosa così magari capisce che per certi piatti starsene al coperto è la scelta migliore, e che mangiare dentro ad un ristorante è tutto fuorche’ fonte di contagio”.

E di secondo?

“Direi che si puo’tranquillamente optare per un arrosto, e la dedica va al nostro governo. Noi per fare il nostro arrosto scegliamo solo carne scelta e lo condiamo con spezie succulente, il tutto abbinato o ai mugnoli, di cui abbiamo già accennato, verdura di Pettorano che solo da noi si puo’ mangiare, o magari alle nostre patate al coppo, o una condita e colorata insalata. Tornando all’arrosto la dedica al nostro governo è semplice: doveva essere l’esecutivo della svolta, ed invece è un misto di voci in contraddizione l’una all’altra. Ma si accorgono che mentre litigano, noi stiamo perdendo soldi, credibilità e valore delle nostre piccole e medie imprese? Io credo che si continui a speculare sulle persone normali, che fanno sacrifici per offrire prodotti speciali, italiani, di qualità e gusto unico, ai nostri concittadini e a chi viene da fuori, e si da’ la precedenza ad interessi di parte, magari a meri fini elettorali. Non ero ottimista prima del cambio fra Giuseppe Conte e Mario Draghi, e lo sono meno adesso. Si diceva che questa maggioranza, ampia e diversa da quella precedente, doveva servire a fare riforme e a fare un cambio di passo, ed invece mi sembra che si torni indietro. Un anno fa noi ristoranti abbiamo potuto riaprire senza limitazioni, ora invece ci sono tutta una serie di fattori che lasciano incertezza, tutto quello di cui non avevamo bisogno in questo momento di ripartenza”

Concludiamo questo menu’ particolare con un dolce e con qualcosa che lasci il buon sapore in bocca

“Direi che come dolci si puo’ andare dal nostro tiramisu’ al semifreddo ma stavolta scelgo la torta di San Martino ed il motivo è presto detto: tradizione vuole che all’interno di tale dolce si potesse nascondere un ‘soldino’ da far trovare ai bambini che lo mangiavano. Ecco, mi sembra la conclusione del pasto adatto da dedicare al presidente del Consiglio, Draghi. Quando è arrivato sembrava Superman, il non plus ultra, il salvatore della Patria. Dopo tre mesi dire che abbia fatto qualcosa per migliorare la situazione si fa fatica. E’ una autentica delusione soprattutto perché insieme al ministro dell’Economia Franco non è riuscito a creare un meccanismo serio per darci quei ristori economici che invece col governo Conte erano arrivati tutti, magari non altissimi, ma celeri. Ora la riapertura di noi ristoranti in queste condizioni sembra solo la scusa per non tirare fuori altri soldi per ripagarci dalle perdite che abbiamo avuto, e questo sa di beffa dopo un decreto ristori che su tre mesi di perdite, ne ha ripagato uno solo, e neanche in maniera completa. Al premier Draghi e al ministro Franco offro anche la nostra Ratafia, bevanda gustosa che ci sta benissimo alla fine di un nostro pasto così completo e saporito. Ecco, a tutti loro dico: ma non vi manca mangiare ad un ristorante? Non vi manca assaporare piatti di qualità e ben preparati? Non sentite l’assenza di quella convivialità che solo nei nostri locali si puo’ ritrovare? Fateci tornare a lavorare al piu’ presto in condizioni di decenza. Noi siamo il vero Made in Italy. Noi siamo la cartolina che ci permette di avere turismo e visibilità nel mondo. Noi siamo l’Italia e per ripartire davvero abbiamo bisogno di farci conoscere. Se non lavoriamo noi, non è vera ripartenza ma solo un debole tentativo di riaccendere i motori. Draghi ha parlato di riaperture ora come ‘rischio calcolato’: fateci riaccendere i nostri fornelli, cucinare a dovere ed impiattare e presentare i nostri piatti come solo noi sappiamo fare. Il virus non circola intorno a noi, ve lo abbiamo già dimostrato. Chiediamo solo di riavere quella dignita’ di alzarci ogni giorno per soddisfare la vostra mente e la vostra pancia. Se la cura al Coronavirus è il vaccino, noi siamo il miglior modo per combattere questo lunghissimo periodo di depressione e tristezza”

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