SULMONA - Gli stili, i canoni essenziali e la cultura ispiratrice della nuova architettura nel dopoguerra in terra peligna sono stati spiegati ieri nell'interessante e partecipato convegno nella saletta Mazara della residenza municipale sulmonese da Raffaele Giannantonio, docente di Storia dell'architettura all'Università Chieti Pescara. “Architettura del dopostoria nell’Abruzzo post – bellico”. Questo il titolo
della conferenza che, presentata da Mario D’ Eramo, alla presenza del Soprintendente ai B.A.P
.Beni Ambientali e Paesaggistici d’Abruzzo, Luca Maggi, rientra nell'ambito di “30 minuti di Arte e Cultura: Conversazioni sul patrimonio Culturale
Abruzzese”. Dopo gli eventi bellici della seconda guerra mondiale, la ricostruzione portò inevitabilmente ad una nuova cultura dell’ architettura. Quasi in contrasto con quella del periodo fascista, caratterizzata da forme monumentali di particolare possanza con l’obiettivo, neppure dissimulato, di esprimere forza, potenza, coraggio. La caduta del fascismo e la necessità della ricostruzione portarono alla ricerca di un tipo di architettura che in qualche modo uscisse dai canoni di quella precedente. I grandi architetti del tempo fissarono i principi di una nuova architettura, non per ricostruire, ma per costruzione ex novo, al fine di segnare preciso distacco dall’architettura fascista. Anche l’Abruzzo e nello specifico Sulmona furono oggetto di importanti interventi architettonici nel dopoguerra.
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