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venerdì 7 ottobre 2011

IL MALE DI VIVERE NEL 70% DEGLI AQUILANI


L’AQUILA - Una depressione silente che invade l'animo e rapisce cuore e mente ancora non si scrolla da quel terribile 6 aprile. A due anni e mezzo dal terremoto si paga ancora lo scotto psicologico. Il 70 per cento degli aquilani e' affetto da questo male di vivere che provoca una costante sensazione di tristezza, apatia, scoraggiamento e insoddisfazione. Mentre il 40% è assalito dall'ansia. 
All'origine del malessere c'e' la perdita dei luoghi, delle relazioni, il vivere in contesti sempre piu' spersonalizzanti, i problemi economici, tutte conseguenze del terremoto del 6 aprile 2009. E' quanto emerso dall'indagine effettuata nell'ambito del Programma di supporto psicosociale e tutela della salute mentale per l'Emergenza sisma (Spes) coordinata dal professor Massimo Casacchia, ordinario di Psichiatria presso la facolta' di
Medicina dell'Aquila. Il professor Casacchia ha illustrato i dati della ricerca questa mattina in occasione dell'ultima giornata del Congresso nazionale Wapr Italia, che si e' tenuto presso il polo didattico della facolta' di Medicina a Coppito. Lo studio, ancora in corso, e' stato effettuato circa 9 mesi dopo il sisma su un campione di 400 persone, che hanno risposto compilando un questionario. "Questo 70 per cento di persone - commenta Casacchia - affette dalla cosiddetta depressione 'larvata' non e' riuscito a mettere in moto meccanismi di adattamento, a dare un senso a quello che e' successo. Le ragioni di questa velata depressione sono, soprattutto per gli anziani, l'isolamento, o non avere possibilita' di svago. Per i genitori c'e' la preoccupazione per il futuro dei figli, per i giovani non avere luoghi di aggregazioni. Tutti sono scontenti, rimpiangono L'Aquila e non sanno piu' chi sono. Anche le continue lotte, gli annunci sul ritorno alla normalita' che invece non c'e', creano un senso di disorientamento nelle persone che non sanno piu' a chi dare fiducia". C'e' quindi bisogno di una maggiore attenzione verso i bisogni e le necessita' della popolazione. "Non sappiamo - aggiunge il professore - quante di queste insoddisfazioni possono cronicizzarsi e diventare una depressione vera e propria". Dall'indagine emerge un quadro piuttosto allarmante anche riguardo il disturbo d'ansia, che affligge in maniera importante il 40 per cento della popolazione, che vive uno stato di agitazione sopra la soglia della normalita'. Il 10 per cento della popolazione dopo un anno dal terremoto e' affetto dal cosiddetto "disturbo post traumatico da stress", ovvero uno stato di continuo allarme che si manifesta in paura intensa, il continuo rivivere l'evento traumatico, insonnia e irritabilita'. La percentuale pero' aumenta se si considerano il numero di persone che vivono solo alcuni dei sintomi del disturbo. "Un'altra fetta consistente del campione, circa il 40 per cento - sottolinea Casacchia - non e' affetta dal disturbo post traumatico da stress completo, ma da 'pezzettini' di questo, per esempio c'e' chi soffre solo d'insonnia, chi di irritabilita', ecc.". Anche in questi casi si tratta di casi che andrebbero seguiti da specialisti. "Sono persone - conclude - che andrebbero avvicinate per iniziare un percorso insieme. Nella lettera che abbiamo inviato, contenente il questionario, c'era anche l'invito a telefonare e venire gratuitamente presso il servizio Smile per una visita. Una cinquantina di persone hanno chiamato. Ma c'e' bisogno di fare di piu'". All'indagine Spes, ancora in corso, hanno partecipato anche il dottor Vittorio Sconci, la professoressa Rita Roncone, la dottoressa Annamaria Allegro e il dottor Rocco Pollice. 

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