• Assegni periodici di mantenimento.
• Borse di studio, premi e sussidi per studio o addestramento.
• Compensi per collaborazioni (Co.Co.Co.) e incarichi di amministrazione/revisione.
• Indennità e gettoni di presenza per pubbliche funzioni (es. seggi elettorali, giudici popolari).
• Compensi ai soci lavoratori di cooperative.
• Rendite vitalizie e compensi per lavori socialmente utili (LSU).
Il confronto numerico: cosa dicono i dati (Tabella 1)
A dimostrazione di questa ingiustizia, la Tabella 1 mette a confronto diretto un lavoratore dipendente e un percettore di redditi assimilati a parità di reddito annuo (10.800 euro, ovvero 900 euro al mese) in un Comune sprovvisto di fasce di esenzione per l’addizionale
• IRPEF Lorda: È identica per entrambi (2.484,00 €).
• Detrazione Spettante: Il lavoratore dipendente beneficia di una detrazione fissa più alta (1.955,00 €), mentre il reddito assimilato subisce una penalizzazione con una detrazione ridotta a 1.806,97 €.
• Il divario: Questo si traduce in uno svantaggio secco di 148,03 euro in più di IRPEF netta e di tasse totali a carico dei redditi assimilati (943,79 € contro i 795,76 € del lavoratore dipendente), costringendo chi percepisce un reddito di sussistenza a versare allo Stato l'equivalente di più di una mensilità all'anno.
Il quadro d'insieme della disparità (Tabella 2)
Allargando lo sguardo, la Tabella 2 evidenzia la profonda asimmetria dell’attuale sistema tributario, mettendo a confronto tre regimi a parità di reddito (10.800 € annui):
1. Redditi Assimilati: Rimangono bloccati a una No Tax Area di 5.500 €, subiscono un carico fiscale effettivo di 943,79 € (8,73%) e pagano pienamente le addizionali locali (salvo franchigie comunali).
2. Lavoratore Dipendente: Gode di una protezione fino a 8.500 €, con un prelievo inferiore (795,76 € / 7,36%) e anch'esso soggetto ai tributi locali.
3. Lavoratore Autonomo Forfettario: Sottoposto a un'imposta sostitutiva (Flat Tax al 5% o 15%) basata sul coefficiente di redditività, gode di un carico proporzionalmente più leggero ed è totalmente esente (0 €) da addizionali regionali e comunali.
La giungla delle addizionali locali e la Valle Peligna
A peggiorare ulteriormente la situazione interviene la giungla dei tributi locali. Prendendo a esempio la realtà dei Comuni della Valle Peligna, emerge un'iniquità nell'iniquità: l'applicazione dell'addizionale comunale dipende unicamente dalla sensibilità della singola amministrazione locale. Mentre in alcuni municipi è prevista una fascia di esenzione che tutela i redditi fino a 10.000 o 15.000 euro azzerando l'imposta, in altri comuni l'assenza di qualunque franchigia fa scattare l'aliquota sull'intero importo.
Risultato? A parità di reddito (900 € al mese), vivere in un Comune o in un altro della stessa Valle può costare quasi 90 euro in più all'anno di tasse locali, colpendo chi già vive con il minimo indispensabile in palese contrasto con i principi di equità e progressività sanciti dall'Articolo 53 della Costituzione.
Mentre si celebrano i tagli fiscali per le fasce più ampie, dimenticarsi di chi sopravvive con 900 euro al mese e possiede redditi assimilati è una grave miopia politica. L'auspicio fermo è che questa evidente stortura venga finalmente sanata con la prossima Legge di Bilancio, sia equiparando le detrazioni statali per i redditi assimilati a quelle del lavoro dipendente, sia introducendo una franchigia minima di esenzione nazionale obbligatoria sulle addizionali locali a salvaguardia delle fasce più deboli".
Franco Susi


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