Ora proviamo a riavvolgere il nastro tornando alla primavera del 2022. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia l’Unione Europea decise di azzerare gradualmente le importazioni del gas russo. Per l’Italia questo significava sostituire i 29 miliardi di metri cubi di metano importati annualmente dalla Russia. Prima il governo Draghi e poi il governo Meloni riesumarono, quindi, il progetto della Linea Adriatica, di fatto allora accantonato, attribuendogli una presunta strategicità: “Ora dobbiamo importare più gas da sud e ci serve urgentemente il nuovo tubo e la centrale di Sulmona”. Questa narrazione, fatta propria e diffusa dai grandi organi di informazione, era palesemente falsa perché le infrastrutture esistenti, sia di trasporto interno che di importazione, erano più che sufficienti per sostituire il gas russo. Vediamo in realtà cosa è successo. Al 31 dicembre 2021 da sud (Algeria. Azerbaigian e Libia) l’Italia aveva importato 31,6 miliardi di metri cubi di gas. Al 31 dicembre 2025, con il gas russo praticamente azzerato, le importazioni sono state un po' di meno: 31 miliardi.
Questo significa che se ci fosse stato il metanodotto della Linea Adriatica e la centrale di Sulmona questi due nuovi impianti non sarebbero stati utilizzati perché superflui. Cambierà la situazione in futuro? No, perché tutte le previsioni, comprese quelle della Snam, sono concordi nel ritenere che il consumo di gas, sia in Italia che in Europa, scenderà ulteriormente per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione, obiettivo che il nostro Piano nazionale energia e clima (PNIEC) fissa, al 2030, a 58 miliardi di metri cubi rispetto ai 63 di oggi.
Ecco, allora, perché la Snam ha tutto l’interesse a costruire queste due opere inutili: in base alla vigente normativa del “mercato regolato” la Snam, come si è detto, recupera attraverso le bollette pagate dai cittadini non solo l’intera somma dell’investimento ma anche un utile netto del 6 per cento annuo calcolato sull’intero capitale investito. Il costo totale è di 2 miliardi e 500 milioni di euro, ma 375 milioni sono coperti dall’Europa tramite il PNRR. Quindi, facciamo il calcolo su 2 miliardi e 125 milioni per una durata degli impianti (prevista dalla Snam) di 50 anni. La Snam incasserà in bolletta 5 miliardi e 312 milioni di euro, dei quali 2 miliardi e 125 milioni riguardano il capitale investito e 3 miliardi e 187 milioni costituiscono l’utile netto cumulato in 50 anni. Se invece l’autorità per l’energia (ARERA) dovesse inserire nel calcolo anche il PNRR l’utile netto della Snam salirebbe a 3 miliardi e 750 milioni di euro.
Si può ben dire che la Snam, con la Linea Adriatica e la centrale di Sulmona, ha trovato la gallina dalle uova d’oro. Il tutto pagato dai cittadini italiani senza avere in cambio nessun servizio, mentre al nostro territorio, oltre ai costi e agli utili in bolletta da pagare, restano anche la devastazione ambientale e lo scempio archeologico. I ragazzini che rompono le vetrine e rubano vestiti compiono un reato, d’accordo, ma questo non è un gigantesco furto legalizzato? E i nostri rappresentanti politici e istituzionali perché continuano a stare zitti, avallando così questa mostruosità economica a danno dell’intera comunità?"
Mario Pizzola
(Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)
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