Ma qualcosa negli ultimi anni non ha funzionato. Programmazione delle risorse vuol dire continuità finanziaria. Invece no, con il governo Meloni le risorse previste per il triennio 2022/2024 non hanno trovato una stabilizzazione adeguata e strutturale nella successiva programmazione economica. Detto in parole semplici, alla voce prevenzione, per il triennio 2025/2027, il governo ha indicato la cifra zero.
Quanto succede in Abruzzo è emblematico e, in un certo senso, riflette lo stesso atteggiamento del governo centrale. È inquietante apprendere che Marsilio si accorga che c’è bisogno di più personale di protezione civile in Abruzzo proprio mentre l’emergenza incendi sembra implacabile.
Il tema in questione è stato toccato più volte, anche nel mese di luglio, con interrogazioni che ho sottoscritto e che miravano ad avere risposta, tra le altre cose, sulla corretta dislocazione dei mezzi di soccorso e intervento, sulla prevenzione proprio degli incendi boschivi, sulle risorse messe a disposizione e sulla sicurezza da garantire al personale impegnato nelle operazioni di soccorso e spegnimento degli incendi.
Tornando all’Abruzzo, basta leggere quanto messo nero su bianco da Marsilio e dalla sua amministrazione nel piano Piano antincendio boschivo (Aib) per farsi un’idea di dove stiano le responsabilità nella gestione politica e nell’aver volutamente – direi colpevolmente - sottovalutato problemi e rischi.
In sintesi hanno approvato un Piano in cui scrivono che il Piano stesso non va bene: mancano risorse, efficacia ridotta al minimo, vasche antincendio senza manutenzione, coordinamento complicato e personale insufficiente, rete radio incompleta. Lo hanno scritto loro.
Le indicazioni di PEFC Italia per la prevenzione degli incendi erano e sono chiare e facilmente sintetizzabili: gestione dei boschi - tagli corretti per favorire la crescita degli alberi giovani e agevolare il monitoraggio delle risorse forestali; infrastrutture di emergenza - essenziale la creazione di punti per il rifornimento d’acqua e il miglioramento della viabilità forestale, oltre alla predisposizione di punti di atterraggio per gli elicotteri, in modo da permettere interventi sempre più tempestivi nelle migliori condizioni di sicurezza possibili per il personale di pronto intervento; formazione di squadre specializzate - fondamentale supportare e formare gruppi di personale specializzato e volontari addestrati nella lotta agli incendi boschivi.
Cosa non è stato fatto?
Per quanto riguarda l’Abruzzo lo capiremo più in là forse grazie alle stesse inchieste che sono partite, ma almeno ci evitino il solito vittimismo in salsa centrodestra.
La gestione dell’incendio sul Morrone dimostra come un approccio incentrato sulla semplice gestione delle emergenze anziché sulla cura continua del territorio finisca per scaricare sulle popolazioni locali e sui soccorritori il prezzo di ritardi e mancanze strutturali.
Ora dobbiamo sperare che la situazione possa tornare presto sotto controllo.
Ringrazio quanti si stanno adoperando perché questo accada, anche mettendo a rischio la propria incolumità, come nel caso degli undici soccorritori che si sono ritrovati circondati dalle fiamme ed evacuati in elicottero.
È grazie all’impegno e al servizio di queste persone e di questi operatori sul campo che riusciremo a venirne fuori, non certo grazie a quanti da dietro una scrivania prendono decisioni quantomeno discutibili.
La tutela dei territori, la cura e la prevenzione degli incendi sono cosa seria, non si improvvisano nella speranza che le cose non accadano. È mancata la competenza politica, fenomeno che con questa destra si associa alla scarsa consapevolezza – a Roma e in Abruzzo - dei problemi che siamo e saremo chiamati ad affrontare a causa dei cambiamenti climatici. Ah, no, scusate. Per loro il cambiamento climatico non esiste".
Così in una nota la senatrice Gabriella Di Girolamo.

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