La spesa militare, a livello globale, nel 2025 ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari e l’Italia, su 195 Stati sovrani nel mondo, in questa graduatoria occupa il 12esimo posto. La Commissione Europea ha lanciato il Piano ReArm Europe, che mira ad investire 800 miliardi per gli armamenti entro il 2030, piano al quale ha aderito anche l’Italia. Si tratta del più grande progetto di conversione verso l’economia di guerra.
A fare la parte del leone è l’industria bellica – e da noi, in primo luogo, Leonardo – che realizza profitti da capogiro, mentre la crisi economica erode ogni giorno di più il reddito delle famiglie italiane, aumenta il precariato e la disoccupazione. E da dove prende il governo le risorse per il riarmo se non dalla sanità, dall’istruzione, dal welfare e da tutti gli altri servizi essenziali per i cittadini?
La Valle Peligna è seduta letteralmente su una polveriera. Il deposito militare di Monte San Cosimo rappresenta un grave pericolo per la popolazione perché è un obiettivo strategico di primo piano e in caso di guerra c’è una elevata probabilità che venga colpito. È già successo durante la Seconda guerra mondiale quando venne bombardato dall’aviazione angloamericana e dobbiamo mettere in conto che gli attuali armamenti hanno una capacità distruttiva molto più elevata di allora.
La restituzione alle comunità locali di un’area vastissima, di 133 ettari, rappresenterebbe un importante contributo per la rinascita del nostro territorio, soggetto ad una pesantissima crisi e ad un progressivo spopolamento. In base alla ricognizione che ne fece il senatore Michele Celidonio nel 1968 l’area è già infrastrutturata e dotata di ogni servizio. Perciò, se i Comuni di Pratola, Prezza e Sulmona ne rientrassero in possesso essa rappresenterebbe una risorsa che potrebbe essere utilizzata per fini multipli: per la protezione civile, per iniziative produttive, nonchè per finalità sociali e culturali.
È una battaglia democratica che già nel primo dopoguerra gli abitanti della nostra Valle condussero per riottenere i terreni forzatamente espropriati dal regime fascista nel 1939 per realizzarvi il dinamitificio Montecatini – Nobel e che oggi è necessario riprendere perché la costruzione del nostro futuro dipende solo da noi".
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