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martedì 3 febbraio 2026

DI MARCO RIFERISCE SULLA VIGILANZA DI OGGI: "ASL DI PESCARA NEL CAOS: INCOMPATIBILITÀ IGNORATE, ATTI A RISCHIO E REGIONE ASSENTE"

PESCARA - "La Commissione Vigilanza di oggi sulla situazione della ASL di Pescara ha restituito un quadro allarmante sotto il profilo della legittimità amministrativa, della trasparenza e della responsabilità politica. Le risposte fornite dai vertici aziendali e dall'Assessore regionale alla Sanità non chiariscono i nodi sollevati, ma al contrario rafforzano il sospetto di una gestione confusa, autoreferenziale e priva di adeguata vigilanza regionale. È emerso in modo inequivocabile che il Direttore generale della ASL di Pescara, pur essendo coinvolto in un procedimento penale nel quale la stessa ASL si è costituita parte civile anche nei suoi confronti, non ha mai comunicato formalmente alla Regione Abruzzo l'insorgere di una possibile incompatibilità sopravvenuta. Un fatto politicamente gravissimo", riferisce il consigliere regionale Antonio Di Marco, reduce della seduta odierna della Commissione Vigilanza sul caso, presieduta dal consigliere Sandro Mariani. Collegata da remoto l'assessora Nicoletta Verì, Rossano Di Luzio, Direttore Sanitario ASL di Pescara; Francesca Rancitelli, Direttore Amministrativo ASL di Pescara. Ai lavori non ha preso parte il DG Vero Michitelli, per il quale ha risposto la Rancitelli.




"Sul tema incompatibilità, ci è stato risposto che "non sussistono estremi di incompatibilità" perché il procedimento si trova ancora nella fase dell'udienza preliminare. Una lettura minimalista e difensiva, che però non sembra considerare il principio di leale collaborazione istituzionale e il dovere di trasparenza previsto dal Testo Unico degli Enti Locali – fa notare Di Marco - . Ancora più grave è che il Direttore generale continui a firmare atti e assumere decisioni, mentre l'ente che dirige ha attivato una tutela giudiziaria che, seppur formalmente definita come "costituzione di parte civile", preserva esplicitamente eventuali ragioni risarcitorie nei suoi confronti. Alla domanda se la mancata firma della delibera di costituzione in giudizio potesse configurare un conflitto di interessi, non è stata data alcuna risposta di merito, a parte una distinzione teorica tra incompatibilità e conflitto. Un silenzio che pesa. Ma più preoccupante è quanto emerso sulla firma della delibera di costituzione in giudizio, adottata dal Direttore sanitario in assenza di: vacanza dell'incarico del Direttore generale; impedimento formalizzato; delega scritta. La giustificazione fornita, il richiamo all'art. 63 del d.lgs. 502/1992 in quanto "direttore più anziano", appare forzata e discutibile, soprattutto alla luce del fatto che non esiste alcuna delega formale agli atti. Il Direttore sanitario ha dichiarato di aver agito su parere legale, ritenendo che la procedura tutelasse l'ente. Ma resta un dato politico incontestabile: si è scelto di aggirare il problema, non di risolverlo, esponendo la ASL al rischio di contenziosi sulla validità degli atti. Il direttore amministrativo ha confermato di aver espresso un parere formale favorevole alla procedura, sostenendo la piena compatibilità del Direttore generale e dichiarando che non è mai stata valutata alcuna ipotesi di sospensione o decadenza. Il Collegio sindacale risulta informato della vicenda, ma non è stata effettuata alcuna stima del rischio economico derivante da eventuali impugnazioni delle delibere adottate in questa fase. Un vuoto grave, che scarica potenziali danni futuri sull'ente e quindi sui cittadini. E alla domanda cruciale su chi oggi si assume la responsabilità giuridica e amministrativa della tenuta degli atti della ASL di Pescara, la risposta è stata una sola: il Direttore generale stesso. 



Una risposta che, alla luce di quanto emerso, suona come una pericolosa autoassoluzione. L a Commissione ha inoltre fatto emergere una contraddizione politica enorme sulle liste d'attesa. Da un lato una valutazione nettamente negativa dell'Agenzia Sanitaria Regionale, dall'altro un giudizio opposto attribuito al RUAS, che appare oggi strumentale e funzionale all'inchiesta in corso. Alla richiesta di indicare indicatori concreti che giustificherebbero questa presunta inversione di tendenza, la risposta è stata sconcertante: "non risultano esiti di valutazioni in Regione", e chi rappresenta l'amministrazione regionale dichiara di non esserne a conoscenza. Le risposte dell'Assessore regionale alla Sanità certificano infine un fatto politico gravissimo: la Regione Abruzzo non governa ciò che accade nella ASL di Pescara. L'Assessore ha infatti dichiarato: di non aver firmato alcun atto; di non sapere se la Regione si sia costituita parte civile; di non avere informazioni su istruttorie interne; di dover "chiedere al Dipartimento". Una sequenza di non risposte che configura una assenza totale di indirizzo e vigilanza politica su una delle vicende più gravi della sanità regionale. Dalla Commissione Vigilanza emerge un dato chiaro: siamo davanti a una gestione che espone l'ente a rischi giuridici, economici e reputazionali e che mina la fiducia dei cittadini in un sistema sanitario già duramente provato. Su questa vicenda non ci fermeremo: servono atti formali, assunzione di responsabilità e scelte politiche e un parere autorevole da parte dell'ANAC e Revisori dei Conti che interpelleremo per avere un orizzonte più chiaro e certo sull'applicazione delle norme in tanto scaricabarile istituzionale".

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