La COP 30 di Belém è stata un’occasione persa. Essa, infatti, si è conclusa senza impegni concreti per il rapido l’abbandono dei combustibili fossili – causa principale dei cambiamenti climatici – nonostante che la richiesta sia stata sostenuta da oltre 80 Paesi.
Stiamo assistendo ad una pericolosa ripresa del negazionismo alla cui testa vediamo il presidente americano Donald Trump che ha definito una “truffa” il cambiamento climatico, ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, ha tagliato i finanziamenti all’Agenzia statunitense per l’ambiente e ha rilanciato le estrazioni di petrolio e gas.
Le conseguenze di questa deriva, che rafforza il potere delle grandi compagnie del fossile, si ripercuotono a livello globale, con interventi golpisti come quello messo in atto in Venezuela per impossessarsi delle risorse petrolifere, e con l’impegno assunto dall’Europa di importare dagli Stati Uniti più GNL (gas naturale liquefatto) e a prezzi più alti di altri fornitori.
A Belém Renato Di Nicola ha preso parte anche al Vertice dei Popoli, un evento parallelo alla COP 30 promosso dai popoli danneggiati dai cambiamenti climatici. Il vertice ha visto come protagonisti di primo piano i rappresentanti dei popoli indigeni e dei movimenti che in tutto mondo lottano per la giustizia sociale e ambientale.
La dichiarazione finale del Vertice dei Popoli denuncia il modello capitalistico globale e le multinazionali come le principali responsabili della crisi climatica. In particolare, le multinazionali del settore fossile che, con la complicità del potere politico, considerano i territori come colonie da sfruttare per accrescere i loro profitti.
Ne abbiamo la riprova sotto i nostri occhi: la devastazione che la Snam sta compiendo a Case Pente per realizzare un’opera inutile, dannosa e pericolosa e che legherà Sulmona e la Valle Peligna alle fonti fossili per i prossimi decenni".
Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile
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