Il percorso era tosto, specialmente nei tratti di terreno duro, che non erano pochi. Quando si corre così forte sulle pietre e sul duro la vita all’interno dell’abitacolo si complica: tanti equipaggi hanno spaccato gomme e ruote, come previsto, ma noi siamo stati attenti”. Una foratura però, è arrivata anche per i Totani: “In realtà abbiamo forato perché cercavamo una via alternativa – spiega Tito.- Abbiamo trovato i Land Rover ufficiali bloccati dentro uno oued e non era possibile passare, non c’era lo spazio. Non eravamo soli e così anche gli altri equipaggi come noi hanno cercato un passaggio alternativo a destra e a sinistra e quando lo abbiamo trovato ci siamo resi conto che riuscivamo a passare ma non agevolmente. Però ci siamo riusciti solo che proprio sugli ultimi metri abbiamo beccato un sasso”. Giù dalla macchina e cambio gomma in tempi brevissimi prima di ripartire e raggiungere il traguardo. Una sosta al pit stop – che conta 4 minuti di tempo a disposizione per ogni equipaggio – giusto il tempo di farsi dare una nuova gomma di scorta e ripartire con le due previste dal regolamento.
“Siamo partiti tranquilli – ha ammesso il pilota, Silvio Totani - stiamo ancora prendendo le misure al nostro buggy e non vogliamo strafare, né tantomeno commettere errori. C’era tantissima polvere, in una giornata davvero caldissima, e nel primo tratto del settore selettivo abbiamo passato non più di 5 concorrenti che partivano davanti ma erano più lenti rispetto a noi. Il percorso era sinuoso e quando abbiamo trovato i Land Rover fermi ne abbiamo approfittato per liberarci di almeno altri 4 o 5 concorrenti, ma poi abbiamo forato e quindi ci sono ripassati davanti”. Domani la carovana della Dakar 2026 lascerà Yanbu, e probabilmente anche il caldo: si sale a nord, verso Al Ula con una tappa di 504 km di cui 400 di ps: 104 i chilometri di trasferimento iniziale con la prima macchina in partenza alle 8.10. E ancora sassi e terreno duro".
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