Tra gli interventi quello di Emanuele Amadio che ha evidenziato la inutilità del grande gasdotto Linea Adriatica Snam e della centrale di compressione di Sulmona. Due infrastrutture che, nonostante non siano necessarie, il governo ha imposto all’Abruzzo interno per favorire gli interessi della multinazionale del gas. “Questi impianti – ha ricordato Amadio – vengono realizzati in aree ad altissimo rischio sismico aumentando i pericoli per la popolazione. Essi comportano una vera e propria devastazione dei territori, come l’abbattimento di due milioni di alberi lungo l’Appennino e la distruzione di una grande area archeologica a Case Pente di Sulmona”.
Il Climate Pride ha rappresentato un ulteriore momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica ma anche di denuncia in merito alla improrogabile necessità di abbandonare rapidamente il sistema fossile, estrattivista e coloniale, primo responsabile del cambiamento climatico. Un sistema che è anche causa di forti tensioni geopolitiche e guerre. Non a caso i conflitti scoppiano soprattutto nelle aree ricche di combustibili fossili come petrolio e gas. La riprova è data anche dalle guerre in corso in Ucraina e in Palestina.
Giustizia climatica, giustizia sociale, pace e diritti umani sono obiettivi connessi tra di loro. Non si può lottare per uno tralasciando gli altri. Appare pertanto irresponsabile il comportamento di Capi di Stato come il presidente Trump che si è fatto principale portavoce dei negazionisti climatici, rilanciando allo stesso tempo l’estrazione e la vendita dei combustibili fossili. Così come è gravida di pesantissime conseguenze la marcia indietro ingranata dall’Unione Europea sul Green Deal e la folle politica di riarmo che sottrarrà enormi risorse economiche alla transizione ecologica, al sostegno delle comunità colpite dai disastri climatici e ai bisogni primati della popolazione come salute, istruzione e welfare.
Per le associazioni promotrici il Climate Pride è solo una tappa della mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane e mesi, nella convinzione che solo un diretto coinvolgimento dei cittadini e una forte pressione dal basso - contro ogni criminalizzazione del dissenso - può contrastare l’enorme potere delle lobby del fossile e degli armamenti che, per perseguire i loro interessi, dettano l’agenda economica e politica dei governi".
Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile
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