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lunedì 3 aprile 2023

ATTO VANDALICO NELLA NOTTE AL MONUMENTO DELLA BRIGATA MAIELLA ERETTO A PRATOLA PELIGNA

PRATOLA - "E' stato vandalizzato nella notte da ignoti il monumento alla Brigata Maiella eretto a Pratola Peligna nel giardino intitolato alla stessa Brigata, sito in Piazza Nazario Sauro.
Un gesto vigliacco e spregevole che condanniamo con forza ma che richiama tuttavia i cittadini alla necessità di tenere alti i valori e gli ideali di libertà e democrazia rappresentati dalla brigata Maiella. Un impegno e ricordo che deve vederci sempre protagonisti, soprattutto a poche settimane dal 25 aprile, festa della liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista e dall'occupazione nazista.LA BRIGATA MAIELLA
La storia della Brigata Maiella, che si inserisce nell’epopea legata alla lotta di Resistenza, parte dall’8 settembre 1943, data dell’armistizio, quando emerse, in larga parte della società italiana, la necessità di un riscatto collettivo per uscire dal degrado umano, economico e sociale creato dalla guerra e dal nazi-fascismo e per riconquistare la libertà, prima, e la democrazia, dopo.
Il personaggio più importante che si identifica con la Brigata Maiella, fu l’avv. Ettore Troilo.
Egli, nella concitata fase seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, dopo aver provato a contrastare, senza successo, insieme a Lussu, Longo, Pertini e Amendola, i Tedeschi che occupavano Roma, lasciava la capitale alla metà del mese di settembre e raggiungeva il suo paese natio, in Abruzzo, Torricella Peligna, posta dall’altra parte della Maiella, la nostra montagna madre.
Qui, tra le valli del Sangro e dell’Aventino, le SS tedesche avevano cominciato a spadroneggiare con rapine e ruberie di ogni genere, distruzioni e fucilazione di coloro che si opponevano alla requisizione di animali e beni necessari alla truppa".PD PRATOLA PELIGNA




Per contrastare i Tedeschi sorsero le prime bande di combattenti che,
pur operando con scarsi mezzi militari, in gran parte prelevati dalle caserme dei carabinieri o sottratti ai tedeschi stessi, riuscirono a infastidire, con improvvise azioni di sabotaggio, i soldati germanici.
Ma l’opera di distruzione sistematica attuata dagli occupanti proseguiva sempre con maggiore violenza. Le distruzioni avvenivano con quella intensità e ferocia perché l’area era ricompresa nella linea GUSTAV approntata nell’ Italia centro-meridionale nel tardo autunno del 1943. La fortificazione divideva in due la penisola italiana: a nord vi erano i tedeschi, a sud gli Alleati e si estendeva dalla foce del Garigliano alla foce del Sangro, a sud di Pescara, passando per Cassino.
Ettore Troilo sentì la necessità di agire con urgenza. Egli, insieme a un gruppo di compaesani, lasciò Torricella Peligna, attraversò il fronte e raggiunse Casoli dove erano stanziati gli inglesi. L’avvocato aveva avuto una grande intuizione: bisognava combattere i tedeschi insieme agli alleati, raggruppando tutte le bande di partigiani in un’unica formazione militare. E questo andò a proporre agli Inglesi, che in modo irridente e sprezzante, inizialmente non accolsero la proposta di Troilo ma, poi, dopo pressanti interventi di un loro ufficiale, il tenente colonnello Lionel Wigram, ritennero che il gruppo di volontari potesse essere utile alle azioni di guerra.
E il 5 dicembre 1943, dopo l’accettazione degli inglesi, si raggiunse, finalmente, lo scopo prefissato: fu costituito il “CORPO VOLONTARI DELLA MAIELLA”.
Il Corpo dei volontari ebbe, fin dall’inizio, alcune caratteristiche fondamentali, e cioè: doveva essere apolitico, repubblicano e aperto alla partecipazione di chiunque che, volontariamente, voleva servire l’Italia combattendo per riconquistare la libertà e la democrazia.
Numerose furono le azioni a cui parteciparono i “maiellini” nella valle del Sangro-Aventino fino alla liberazione di tutti i paesi della zona; basti ricordare le battaglie Civitella Messer Raimondo, Pizzoferrato, Fallascoso e Lama dei Peligni.
Intanto, i comandanti del riorganizzato esercito italiano seppero delle gesta dei volontari abruzzesi e proposero a Troilo di accorpare quel nutrito nugolo di giovani all’esercito italiano; il Gruppo entrò nell’esercito con la denominazione di “Banda PATRIOTI DELLA MAIELLA” ma solo amministrativamente perché rimaneva sotto il comando inglese, prima, e polacco, successivamente.
Nella primavera del 1944 le azioni militari proseguirono fino alla completa liberazione dei territori dell’alto Sangro-Aventino avvenuta a maggio. A metà giugno anche Sulmona, Pratola, Popoli e altri centri della Valle Peligna furono liberati.
A Sulmona la Brigata fu potenziata e autorizzata a seguire le truppe alleate; alla fine di giugno iniziò la “campagna delle Marche”.
A Recanati fu concessa una seconda ristrutturazione, che avrebbe portato la consistenza a più di mille unità, raddoppiando il numero precedente, con larga partecipazione di giovani della Valle Peligna. Da Pratola ne partirono 108.
I motivi che spinsero tanti giovani ad arruolarsi furono molteplici ma il desiderio di libertà e democrazia fu quello principale.
Così potenziato, la Brigata Maiella partecipò attivamente e con onore alle successive azioni militari in Toscana e Emilia-Romagna fino a Iesolo, nel Veneto.
Sconfitti i nazifascisti la Brigata Maiella fu sciolta a Brisighella il 15 luglio 1945 con una solenne cerimonia svoltasi alla presenza dei comandanti militari italiani, inglesi e polacchi e di tanta popolazione.
Alla fine delle azioni belliche la Brigata Maiella contò:
- 55 caduti;
- 19 prigionieri;
- 151 feriti.
Di questi, 5 caduti e 7 feriti erano cittadini di Pratola Peligna.
Il contributo alla lotta di liberazione fu riconosciuto alla Brigata Maiella con:
- la medaglia d’oro al valor militare (l’unica assegnata ad una formazione partigiana)
- 5 medaglie d’argento alla memoria
- 11 medaglie d’argento sul campo
- un encomio solenne (al dott. Vittorio Travaglini)
- 43 medaglie di bronzo
- 144 croci di guerra
Anche lo Stato Polacco riconobbe l’impegno dei maiellini con:
- 1 croce al merito con spade d’argento
- 14 croci al merito con spade di bronzo
- 3 croci dei valorosi
In ultimo non è fuori luogo ricordare quanto diceva l’altro Troilo, Domenico, vice Comandante, ai giovani studenti che gli chiedevano perché avesse combattuto: “Non volevo cambiare il mondo, volevo solo vivere in pace”.

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