Sulla superficie devastata le stime disponibili raccontano la gravità di quanto sta accadendo: la Protezione civile ha indicato circa 61 ettari, mentre secondo una stima del Parco nazionale della Maiella sarebbero circa 250 gli ettari interessati. Parliamo quindi, a seconda delle diverse rilevazioni ancora provvisorie, di una superficie compresa tra 610.000 e 2.500.000 metri quadrati. Un patrimonio naturale enorme consumato dal fuoco.
La Regione Abruzzo aveva dichiarato già dal 22 giugno lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi sull’intero territorio regionale e dal 6 luglio era operativa la Campagna AIB. Il Piano regionale AIB 2026-2028, approvato poche settimane fa, afferma esplicitamente di voler minimizzare il rischio di innesco, garantire interventi tempestivi, mappare le aree a rischio e coordinare Protezione civile, Vigili del Fuoco, enti locali e volontariato.
Se dopo oltre una settimana di incendio occorrono ancora Canadair, elicotteri, Esercito, bulldozer e fasce tagliafuoco realizzate durante l’emergenza, è legittimo chiedere quanto di ciò che oggi viene fatto sotto le fiamme avrebbe potuto essere programmato e realizzato prima dell’estate.
Non tutti gli incendi possono essere impediti, possono però essere ridotte enormemente le possibilità che un innesco diventi un incendio incontrollabile attraverso manutenzione del territorio, gestione della vegetazione nel rispetto che si deve ad un'area protetta, viabilità e punti di accesso efficienti, vasche e punti di approvvigionamento idrico, fasce tagliafuoco nelle aree strategiche, sorveglianza nei periodi di massimo rischio e soprattutto squadre sufficienti, formate e immediatamente disponibili.
Negli anni abbiamo inoltre perso un patrimonio di esperienza rappresentato dal Corpo Forestale dello Stato. Con la riforma del 2016 il Corpo è stato soppresso, gran parte delle funzioni forestali sono state trasferite all’Arma dei Carabinieri, mentre specifiche competenze nella lotta attiva agli incendi boschivi sono passate ai Vigili del Fuoco ed alla Protezione Civile. Non si tratta di mettere in discussione la professionalità di chi oggi opera, che anzi ringraziamo, ma di riconoscere che quella riorganizzazione ha frammentato, a nostro avviso, competenze e professionalità che devono tornare a dialogare dentro una struttura stabile e specializzata.
C’è poi una risorsa che l’Abruzzo deve decidere finalmente di valorizzare: il volontariato AIB formato e specializzato.
La Toscana dispone di un sistema regionale nel quale i volontari antincendio boschivo vengono sottoposti a formazione specifica, verifica dell’idoneità fisica, addestramento e aggiornamento e operano integrati nell’organizzazione regionale. La Sala Operativa Unificata Permanente toscana lavora 24 ore su 24 e vede operare insieme Regione, Vigili del Fuoco e associazioni di volontariato AIB.
Il Piemonte ha costruito un modello analogo, con un Corpo Volontari Antincendi Boschivi inserito stabilmente nel sistema operativo regionale e impiegato non soltanto nello spegnimento, ma nella prevenzione, nel monitoraggio dei punti di approvvigionamento idrico, nella bonifica, nella formazione e nelle esercitazioni. Per il 2026 la Regione Piemonte ha inoltre adottato un Piano AIB 2026-2030 e mantiene una specifica convenzione con il Corpo volontari AIB.
È questa la strada sulla quale chiediamo alla Regione Abruzzo di muoversi immediatamente: creare una vera rete territoriale AIB, formare volontari civili, dotarli di dispositivi di protezione, mezzi e attrezzature, organizzare presidi nelle aree più esposte, programmare esercitazioni e attività di prevenzione durante tutto l’anno e valorizzare chi possiede conoscenze del territorio e competenze specifiche anziché considerarlo un intralcio.
Perché gli incendi saranno purtroppo una minaccia sempre più seria, anche più seria di improbabili guerre per le quali siamo disposti a spendere cifre spropositate in armi, e non possiamo permetterci di arrivare ogni estate nello stesso modo: pochi uomini a fronteggiare territori immensi, mezzi aerei richiesti quando le fiamme hanno già conquistato la montagna e cittadini costretti a guardare il fuoco dalla finestra sentendosi impotenti.
A meno che la Regione Abruzzo non intenda perfezionare riti propiziatori per salvifiche piogge, è arrivato il momento di costruire un sistema antincendio degno di questo nome.
Il Morrone non può diventare periodicamente il simbolo delle nostre incapacità. La prevenzione costa infinitamente meno della distruzione di un bosco. Bisogna cominciare adesso, non alla prossima colonna di fumo".
Fabrizio Giustizieri - segretario provinciale Sinistra Italiana-AVS L' AQUILA
Gino Ciampa - portavoce Sinistra italiana-AVS Sulmona
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