L'AQUILA - "Le estati stanno diventando sempre più calde e i principali comuni della provincia dell’Aquila appaiono ancora impreparati: c’è da chiedersi cosa stiamo per contenere il caldo in modo naturale e rendere le nostre città più vivibili .Pensare di risolvere tutto attraverso l’aria condizionata rappresenta il massimo della superficialità e dell’egoismo. Si raffredda uno spazio privato, si consuma energia e si scarica altro calore all’esterno, contribuendo ad incrementare l’effetto “isola di calore urbana”. Il condizionatore può essere necessario per tutelare anziani, persone fragili e ambienti sanitari. Non può essere una politica urbanistica.Uno studio coordinato dal CNR e realizzato con ISPRA ha rilevato la presenza di isole di calore in tutti i capoluoghi regionali italiani (https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/13573/isole-di-calore-uno-studio-ne-rileva-l-intensita-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione-italiani). L’Aquila figura tra le città nelle quali la differenza di temperatura tra le aree centrali e quelle meno urbanizzate è più accentuata. La stessa ricerca stima che un aumento del 5 per cento della copertura arborea comunale possa ridurre la temperatura media superficiale di oltre mezzo grado.
A L’Aquila la ricostruzione avrebbe dovuto rappresentare anche una straordinaria occasione per ripensare il rapporto tra edifici, piazze, strade e verde. Questa possibilità esiste ancora. Ogni nuovo intervento nel centro storico, a partire dagli spazi intorno a piazza Duomo, dovrebbe essere valutato anche in base all’ombra prodotta, alla permeabilità del suolo e alla capacità di non accumulare ulteriore calore.
Naturalmente piazza Duomo, attualmente una sorta di deserto bianco e accecante, non può diventare un bosco. La sua storia, la funzione del mercato e il rapporto con le emergenze monumentali devono essere rispettati. È però possibile studiare alberature lungo i margini, elementi verdi coerenti con il contesto e zone d’ombra capaci di rendere la piazza frequentabile anche durante le ore più calde.
Lo stesso principio dovrebbe essere applicato per piazza Palazzo, per piazza Chiarino e per i nuovi parcheggi, nonché per gli interventi avviati nell’area della stazione ferroviaria e quelli previsti a piazza d’Armi. Abbiamo bisogno di tanti alberi per rinfrescare L’Aquila, per questo continuano ad apparirci insensati alcuni degli ultimi interventi condotti dall’amministrazione comunale, come il taglio dei trenta alberi al Parco Polsinelli e di quelli su Via Mulino di Pile, senza considerare il sostanziale azzeramento dell’aiuola in Piazza Regina Margherita.
Nelle periferie aquilane e negli insediamenti del Progetto C.A.S.E. gli spazi non mancano. Parcheggi completamente esposti al sole, vaste superfici asfaltate e aree inutilizzate potrebbero ospitare filari di alberi, piccoli boschi urbani, giardini di quartiere e percorsi ombreggiati. Tutto questo, naturalmente, se il Comune chiarisse finalmente quale futuro, e con quali tempistiche, immagina per gli insediamenti del Progetto C.A.S.E. e quali di essi intenda eventualmente trasferire a Invimit.
Anche i nuovi poli scolastici devono essere pensati come luoghi verdi, e vivibili e facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici o anche, se possibile, in bicicletta, non come edifici circondati da altri palazzi, cemento, asfalto e automobili.
Ad Avezzano si potrebbe recuperare l’idea originaria della città giardino che accompagnò la ricostruzione successiva al terremoto del 1915. Le strade larghe e regolari della città offrono, almeno in diversi tratti, la possibilità di aumentare le alberature senza cancellarne l’identità urbanistica.
Piazza Risorgimento, via Corradini e gli assi centrali dovrebbero essere inseriti in un progetto unitario di raffrescamento urbano. Piazza Torlonia e Villa Torlonia rappresentano già un importante polmone verde. Occorre collegarle meglio al Castello Orsini, ai quartieri, alle scuole e alle principali vie pedonali, creando un corridoio di verde pubblico che possa spingersi idealmente fino alla Riserva naturale del Monte Salviano.
Anche ad Avezzano bisogna partire dalle situazioni più semplici: alberare i parcheggi, ombreggiare le fermate degli autobus, trasformare i cortili scolastici in piccoli giardini, recuperare le aree abbandonate e sostituire progressivamente le superfici impermeabili. Non servono soltanto grandi parchi. A volte bastano piccoli interventi distribuiti in tutta la città, purché siano progettati e mantenuti seriamente.
Sulmona vive una situazione ancora diversa. La conformazione della Valle Peligna espone la città a estati particolarmente calde, mentre la struttura del centro storico richiede interventi capaci di rispettare l’acquedotto medievale, le piazze, le visuali sul Morrone e l’identità profonda della città.
Piazza Garibaldi è l’esempio più evidente. Nel 2024 furono abbattuti diciotto tigli, considerati secchi e pericolosi sulla base di una relazione agronomica. La loro sostituzione non può ridursi alla collocazione di piante decorative destinate a restare piccole o a morire dopo pochi mesi. Bisogna garantire alberi capaci di produrre ombra, verificarne la crescita e rendere pubblici il programma di manutenzione e lo stato delle nuove piantumazioni.
Su questo tema AVS Sulmona aveva già avanzato, nel maggio 2025, una proposta concreta attraverso la campagna “Piantiamo 10 alberi”. L’iniziativa prevedeva la messa a dimora simbolica di dieci alberi in dieci luoghi della città, scelti per richiamare altrettanti problemi ambientali e urbani, come primo passo verso l’obiettivo di piantare 10.000 alberi nel corso della successiva amministrazione comunale.
I primi due “alberi testimoni” furono collocati davanti all’ingresso del Parco del Vella, in corrispondenza della Fontana Iapasseri, e nei pressi della discarica comunale. Quest’ultimo luogo fu scelto per sottolineare la necessità di una futura bonifica e della realizzazione di una barriera verde.
La campagna chiedeva inoltre l’approvazione del Regolamento del verde urbano, la tutela del patrimonio arboreo, l’educazione ambientale nelle scuole e nei quartieri e la candidatura di Sulmona a capitale italiana dei parchi naturali.
Quella proposta resta attuale e deve essere rilanciata. Diecimila alberi non significano diecimila piantine collocate senza criterio per annunciare un numero. Significano un piano pluriennale fondato sulla scelta delle specie, sulla disponibilità dei terreni, sull’irrigazione, sulla manutenzione e sul controllo della crescita. Piantare un albero e abbandonarlo significa soltanto rinviare di qualche mese la sua morte.
Sulmona potrebbe inoltre realizzare un sistema di percorsi verdi e ombreggiati capace di collegare la villa comunale, patrimonio verde abbandonato all’incuria e al degrado, corso Ovidio, piazza Garibaldi e il Parco Fluviale, nel pieno rispetto del patrimonio storico. Le aree intorno alle scuole, agli impianti sportivi, all’ospedale e ai parcheggi dovrebbero essere considerate prioritarie, perché sono frequentate quotidianamente anche da bambini, anziani e persone fragili.
Sulmona si trova al centro di un territorio straordinario, circondato da Parchi e Riserve naturali. Non è accettabile che una città immersa in un simile patrimonio non faccia del verde urbano uno degli elementi centrali del proprio sviluppo. La natura non deve fermarsi ai confini dei Parchi. Deve entrare nella città e migliorarne la vita quotidiana.
La stessa attenzione deve raggiungere gli altri comuni della provincia, da Pratola Peligna a Castel di Sangro, da Tagliacozzo a Carsoli, fino ai centri più piccoli delle aree interne. Una piazza alberata, una fermata ombreggiata, un cortile scolastico verde o un parcheggio permeabile possono migliorare concretamente la vita quotidiana.
Chiediamo ai Comuni dell’Aquila, di Avezzano e di Sulmona di avviare una mappatura delle isole di calore e di definire obiettivi misurabili per aumentare la copertura arborea. Chiediamo inoltre alla Provincia dell’Aquila di promuovere un coordinamento con amministrazioni, Università dell’Aquila, professionisti, associazioni e cittadini, affinché il verde urbano diventi parte strutturale della pianificazione territoriale.
Piantare un albero senza garantirne la crescita è propaganda destinata a seccarsi alla prima estate. Progettare una città capace di prendersi cura dei suoi abitanti significa invece immaginare oggi come vivremo tra venti o trent’anni.
Non basta aspettare che passi il caldo: è arrivato il momento di ripensare le nostre città".
Fabrizio Giustizieri – Segretario Provinciale Sinistra Italiana – AVS L’Aquila;
Pierluigi Iannarelli – Segretario Circolo Comunale L’Aquila Sinistra Italiana – AVS
Rosalia Tangredi - portavoce Sinistra Italiana – AVS Marsica
Gino Ciampa – portavoce Sinistra Italiana – AVS Sulmona
Lorenzo Rotellini - Consigliere Provinciale L'Aquila
Sinistra Italiana L'Aquila
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