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PTU, PEZZOPANE, ROMANO E ROTELLINI: «UN PROVVEDIMENTO CHE NON AFFRONTA LE DOMANDE SUL FUTURO URBANISTICO DELL’AQUILA, STROZZA IL DIBATTITO PLURALE, PRENDE IN GIRO I CITTADINI E VIOLA LEGGE REGIONALE DEL 2023 DA CUI DERIVA»

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lunedì 20 luglio 2026

PTU, PEZZOPANE, ROMANO E ROTELLINI: «UN PROVVEDIMENTO CHE NON AFFRONTA LE DOMANDE SUL FUTURO URBANISTICO DELL’AQUILA, STROZZA IL DIBATTITO PLURALE, PRENDE IN GIRO I CITTADINI E VIOLA LEGGE REGIONALE DEL 2023 DA CUI DERIVA»

L'AQUILA - «Con nove anni di ritardo questa amministrazione festeggia inopportunamente l’approvazione di un documento urbanistico senza dibattito ricorrendo all’inammissibilità strumentale di grossa parte degli oltre 400 emendamenti presentati dall’opposizione, appoggiandosi per una gran parte a un unico parere complessivo reso dal dirigente, forse così affaticato dal caldo da non voler neanche di firmare 358 pareri chiari e comprensibili: noi però - soli, senza l’aiuto degli uffici - li abbiamo fatti e firmati; il destino dei restanti emendamenti è ancora più bizzarro visto che pur di non ammetterli in aula sono arrivati a interpretare arbitrariamente il regolamento di Consiglio comunale. Ci siamo allora rivolti al presidente del Consiglio Santangelo che ha facoltà di permettere almeno la discussione, ma e’ stato inutile: eppure sarebbe stato dovuto per rimediare alle scorribande predatorie dell’assessore De Santis che ha spogliato il consiglio comunale della
> sua precisa potestà di auto regolamentarsi nella fase propedeutica all’approvazione dello strumento urbanistico. Oggi abbiamo visto stracciare le norme basilari dell’assemblea civica a vantaggio di un atteggiamento famelico che tutto il consiglio, almeno per difenderne l’orgoglio, avrebbe dovuto fermare.
>
> Queste sono state oggi le oscure premesse sulla discussione del PTU (perimetro del territorio urbanizzato): un provvedimento urbanistico che darà l’avvio a una procedura destinata a incidere sugli interessi, i bisogni e le aspettative della città negli anni futuri; un atto promosso da una maggioranza che si riempie sempre la bocca della collaborazione tra forze politiche per amore dell’Aquila e poi ricorre ai giochetti per mortificare il lavoro svolto dall’opposizione e approfittare del mutismo asservito della restante parte dell’aula. Ai cittadini che si lamentano di non ascoltare la voce dell’opposizione, oggi diciamo forte e chiaro che noi ci siamo, ma che la protervia di questa amministrazione strangola anche la democrazia»
>
> Lo dichiarano i consiglieri comunali Stefania Pezzopane, Paolo Romano e Lorenzo Rotellini, intervenendo sull’approvazione del Perimetro del Territorio Urbanizzato.
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> «Nel merito del provvedimento, invece, ricordiamo che la legge regionale n. 58 del 2023 - a cui il PTU avrebbe dovuto ispirarsi nelle procedure, nei principi e negli obiettivi, nasce per ridurre il consumo di suolo, favorire la rigenerazione urbana e valorizzare il patrimonio edilizio esistente. Ed è una legge approvata dalla destra in Regione. Il PTU avrebbe,  secondo la legge 58, quindi dovuto rappresentare una fotografia rigorosa della città realmente urbanizzata, distinguendo ciò che è effettivamente costruito e servito da opere di urbanizzazione da quelle aree che, pur essendo edificabili sulla carta, non sono mai state concretamente trasformate: questo è quello che la maggioranza che amministra la regione ha sbandierato ai quattro venti. Il documento approvato oggi con la forza e l’arroganza, invece, tradisce proprio quanto disposto dalla nuova legge urbanistica regionale targata centro destra e votata anche dallo stesso Santangelo quando era vicepresidente dell’assise regionale».
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> Da oggi gli aquilani hanno un nuovo provvedimento vigente nel quale il territorio realmente urbanizzato viene mescolato con vaste aree edificabili previste dal vecchio Piano Regolatore Generale del 1975 e mai attuate. Il rischio concreto è quello di mantenere in vita e consolidare vecchie previsioni di espansione urbanistica rimaste per decenni soltanto sulla carta: esattamente il contrario della direzione che dovrebbe assumere una pianificazione moderna. L’Aquila non ha bisogno di nuovo consumo di suolo, ma di rigenerare e ricucire la città esistente, recuperare le aree già compromesse e costruire una visione organica di un territorio già profondamente modificato dal terremoto e dalla ricostruzione. L’Aquila ha urgente bisogno che si investa sulle parti abitate di città e frazioni, che ne valorizzi il tessuto urbano coronando il grande investimento con i fondi del terremoto, che ne mantenga viva l’identità e colmi il vuoto di servizi nella sua vasta periferia».
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> I consiglieri sottolineano anche le criticità relative al metodo seguito dall’amministrazione.
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> «Una decisione così importante per il futuro della città non può essere ridotta a un mero adempimento tecnico. Il PTU condizionerà inevitabilmente le successive scelte del Piano Urbanistico Comunale e per questo ritenevamo indispensabile il pieno coinvolgimento del Consiglio comunale con una franca e libera discussione. Invece l’atto è approdato in commissione soltanto tre giorni fa e la discussione si è svolta in modo frettoloso e fastidioso in assenza dell’assessore De Santis. Se il consiglio è trattato così figuriamoci cosa può riservare questa politica ai cittadini. La fotografia è presto scattata: stamattina in aula non erano presenti neanche gli ordini professionali, l’Ance e le altre organizzazioni di categoria.
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> Ma la questione politica più importante è capire se con questa approvazione si scioglieranno almeno i grandi nodi urbanistici dell’Aquila.
> Quale sarà il futuro delle aree del Progetto CASE e dei MAP? Quale soluzione si intende dare alle cosiddette “casette provvisorie” realizzate post sisma? Nella campagna elettorale del 2022 avevano detto che avrebbero sanato tutto ma siamo al 2026, in presenza di una nuova legge che ha mandato in soffitta la vecchia 18/1983 e tutto si trova ancora nella precarietà, fatta eccezione per gli interessi di chi ha il paradiso qui in terra.
> Sono domande di senso che meritavano discussione e confronto, ma sono state scansate con la protervia dei numeri e la fretta di chiudere la discussione consiliare.
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> Persino il sorgere delle nuove scuole, le strutture dei Vigili del Fuoco, la Scuola Nazionale dell’Amministrazione e le altre opere strategiche ridisegna pezzi importanti della città e non si può considerarle come singoli interventi scollegati tra loro: richiedono infrastrutture, mobilità, servizi e una visione urbanistica complessiva.
>
> Il nuovo Piano Urbanistico Comunale avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per decidere quale L’Aquila si costruirà nei prossimi decenni. Non può diventare lo strumento attraverso il quale trascinare nel futuro vecchie previsioni urbanistiche mai realizzate e che saranno ostaggio di prossimo bottino elettorale.
>
> Continueremo a pretendere un confronto vero e trasparente sul futuro dell’Aquila. Perché prima di vantare “accelerazioni” - come fa De Santis dopo aver beneficiato delle proroghe dalla Regione - bisogna chiarire in quale direzione e dove si vuole andare. Ed è proprio questa visione complessiva - oltre al dovere di sottoporsi al confronto che mancano alla Giunta Biondi».

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