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RIFORMA DISABILITÀ, CGIL ABRUZZO MOLISE: "CROLLANO LE DOMANDE NELLE PROVINCE COINVOLTE NELLA SPERIMENTAZIONE"

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venerdì 12 giugno 2026

RIFORMA DISABILITÀ, CGIL ABRUZZO MOLISE: "CROLLANO LE DOMANDE NELLE PROVINCE COINVOLTE NELLA SPERIMENTAZIONE"

PESCARA - "La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo n. 62/2024 produce effetti negativi anche in Abruzzo e Molise. I dati raccolti dall'Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale, elaborati su fonte Inps – Direzione Centrale Salute e Prestazioni di Disabilità, mostrano un netto calo delle domande di invalidità e inabilità nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione: Teramo e Isernia, entrate nel percorso dal 30 settembre 2025, e Chieti e Campobasso, coinvolte dal primo marzo 2026. Questa contrazione delle istanze implica per molti una rinuncia a prestazioni economiche e sociali importanti, quali, ad esempio, accompagnamento, terapie, esenzioni. Di fatto, viene negato l’esercizio di diritti fondamentali.

Il punto della situazione è stato fatto nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, il coordinatore regionale Inca Cgil Abruzzo Molise, Mirco D'Ignazio, e il responsabile regionale Cgil Ufficio politiche per la disabilità, Claudio Ferrante.

In Abruzzo, i dati mostrano cali significativi in entrambe le province coinvolte, con intensità diverse a seconda della fase di sperimentazione. Teramo, entrata nel percorso dal 30 settembre 2025, ha registrato nel periodo ottobre-aprile un calo del 23,45% delle domande rispetto all'anno precedente, scendendo da 4.951 a 3.790. Chieti, coinvolta solo dal primo marzo 2026, segna già un crollo ben più netto: le domande sono passate da 1.684 a 1.023 nel confronto marzo-aprile 2025/2026, con una riduzione del 39,25%.



In Molise il quadro è analogo. Isernia, in sperimentazione dal 30 settembre 2025, ha visto le domande scendere da 1.393 a 1.058 nel periodo ottobre-aprile, con un calo del 24,05%, superiore alla media nazionale del 18,67% per lo stesso gruppo di province. Campobasso, entrata nella sperimentazione dal primo marzo 2026, registra il dato più allarmante: le domande sono crollate del 39,87%, da 1.106 a 665, peggio persino della già preoccupante media nazionale del -36,39%.

Preoccupante anche il quadro relativo alla trasmissione dei dati socioeconomici tramite il modulo AP70 (modulo Inps con dati socio-economici senza il quale non vengono pagate le prestazioni): a Isernia risulta mancante il 19,88% degli AP70 necessari, a Teramo il 16,46%, in linea con la media nazionale del 16,02%.

"Nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione – afferma la Cgil Abruzzo Molise – assistiamo a un calo delle domande che va ben oltre le fisiologiche variazioni annuali. Non siamo di fronte a un semplice rallentamento burocratico: la nuova organizzazione introdotta dalla riforma sta scoraggiando le persone con disabilità dal far valere i propri diritti. Parliamo di lavoratrici e lavoratori fragili che rinunciano a presentare domanda per l'assegno ordinario di invalidità o per la pensione di inabilità previdenziale, prestazioni che rappresentano diritti fondati sui contributi versati in una vita di lavoro".

"Le criticità che denunciamo da mesi – prosegue il sindacato – sono concrete e documentate: i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la mancata attuazione dei percorsi di vita individuale, anche a causa della carenza di risorse. A questo si aggiungono le recenti modifiche sulla non autosufficienza e sugli over 70, che stanno rendendo il sistema sempre più confuso e frammentato, con il paradosso del ripristino delle commissioni Asl in territori dove erano state quasi del tutto soppresse".

"Chiediamo al Governo nazionale di fermarsi e di ascoltare i territori. Alle Regioni Abruzzo e Molise chiediamo invece di farsi parte attiva per il miglioramento della riforma e per ottenere dal Governo risorse adeguate per la sua concreta attuazione. Una riforma nata con l'obiettivo dichiarato di semplificare – conclude la Cgil – non può trasformarsi in un sistema che lascia sole le persone più fragili. I dati di Teramo, Isernia, Chieti e Campobasso lo dimostrano con chiarezza".

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