La Convenzione europea è chiara: “salvaguardia e studio”, non seppellimento sotto colate di cemento di un impianto industriale. A Povegliano Veronese, dove è stato rinvenuto un insediamento dell’età del Bronzo di 3500 anni fa, le tracce delle capanne vengono conservate e studiate accuratamente secondo un approccio interdisciplinare che integra la geoarcheologia, la chimica organica e l’archeobotanica.
A Sulmona, invece, la Sovrintendenza ha chiesto alla Snam di “salvare” la capanna n. 45 perché in quel punto “non sono previsti montaggi meccanici e/o la realizzazione di strutture”. Dunque, hanno il diritto di sopravvivere alle ruspe della Snam solo quei reperti che non interferiscono con il progetto della centrale?
E che dire dell’antica strada romana glareata? Non è forse vero che anch’essa è finita sepolta sotto la centrale, sempre con l’autorizzazione della Soprintendenza? Siamo di fronte al rovesciamento dei principi basilari dello Stato di diritto. A Case Pente è lo Stato che si adegua alle esigenze della Snam e non la Snam a dover rispettare le norme vigenti in materia di tutele dei beni culturali, che nel contesto di tutto ciò che è venuto alla luce – sotto il profilo della quantità e del valore storico dei reperti – avrebbe comportato la delocalizzazione dell’opera. Ma delocalizzare la centrale sarebbe stato un grosso guaio per la Snam che, data la ristrettezza dei tempi, avrebbe perso i 180 milioni di fondi europei garantiti tramite il PNRR. Così l’interesse generale viene sacrificato sull’altare del profitto della multinazionale del gas. E questo avviene senza che nessun organo di controllo abbia fatto valere i suoi poteri.
Quello che resterà di Case Pente è una sorta di archeologia Frankenstein, dove oltre il 90 per cento dell’area sarà occupato dai tubi e dagli impianti della centrale e quel poco che rimane ospiterà i resti murari della villa romana e dell’impianto termale che hanno avuto la “fortuna” di trovarsi ai margini del mega cantiere. Così avremo alcune isole di archeologia residuale – visitabili con il permesso della Snam - invece che un grande parco archeologico che sarebbe stato un fiore all’occhiello per la nostra storia, la nostra cultura e, probabilmente, anche una risorsa per la nostra disastrata economia. Di tutto questo dobbiamo dire grazie alla Soprintendenza archeologica dell’Aquila e ad una classe politico- amministrativa del tutto incapace di tutelare gli interessi e i diritti fondamentali del nostro territorio".
Mario Pizzola
(Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile)
"CASE PENTE, SULMONA. PROSEGUONO LE ATTIVITÀ DI TUTELA, RICERCA
E VALORIZZAZIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO"
"Proseguono le attività di ricerca, tutela e valorizzazione nell’area archeologica di Case Pente, a Sulmona, dove dal marzo 2023 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo conduce le indagini previste nell’ambito del procedimento autorizzativo relativo al progetto della Centrale di compressione Snam. Le ricerche, sviluppate su un’area di circa 12 ettari, hanno restituito risultati di grande interesse scientifico, contribuendo in modo significativo alla conoscenza della storia più antica della Valle Peligna.
L’intervento si inserisce nel quadro delle prescrizioni impartite nel procedimento autorizzativo dell’opera e rappresenta una delle più ampie attività di archeologia preventiva condotte negli ultimi anni nel territorio abruzzese. Le indagini sono state avviate in un’area che non risultava sottoposta a vincolo archeologico e per la quale le conoscenze pregresse erano limitate a dati desunti dalla documentazione bibliografica relativa a rinvenimenti fortuiti ottocenteschi.
Gli scavi hanno restituito una complessa sequenza di frequentazione e occupazione del territorio che attraversa millenni di storia. Tra le scoperte più rilevanti figurano i resti di un villaggio della fine dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo antico, attestato dal fondo delle buche di palo di 52 capanne e dalla relativa necropoli, oltre a numerose sepolture riferibili alle fasi successive di frequentazione dell’area e a importanti evidenze di età romana".



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