SULMONA VIDEO - "Partito oggi il 25° Certamen Ovidianum.Dal 16 al 18 aprile 2026 Sulmona ospita la venticinquesima edizione del Certamen Ovidianum Sulmonense, concorso internazionale di latino dedicato a Publio Ovidio Nasone. L'iniziativa, promossa dall'Istituto di istruzione superiore “Ovidio” in collaborazione con l'associazione “Amici del Certamen” e il Rotary Club di Sulmona, conferma la città come punto di riferimento per la cultura classica.
Alla manifestazione partecipano studenti provenienti da numerosi licei italiani e da diverse realtà europee, tra cui Austria, Germania, Romania e Serbia. Il filo conduttore dell'edizione 2026 è “Metamorfosi: tradizione e traduzioni”, tema che guiderà prove e approfondimenti.16 aprile: cerimonia inaugurale al Cinema Teatro Pacifico con saluti istituzionali e lectio introduttiva.
17 aprile: prova di traduzione presso il liceo classico “Ovidio” accompagnata da incontri con docenti universitari.
18 aprile: visite guidate alla scoperta del territorio e cerimonia di premiazione.
Previsti riconoscimenti in denaro per i primi classificati e premi speciali assegnati da enti e associazioni. L'evento valorizza il legame tra Sulmona e il suo poeta più illustre, promuovendo lo studio del latino e il confronto culturale tra giovani studenti".
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"C’è una città, ai piedi dell’Appennino, dove il tempo non scorre: si trasforma. È Sulmona, culla di poesia e memoria, che da domani torna a essere crocevia di lingue, idee e visioni. Dal 16 al 18 aprile prende vita la XXV edizione del Certamen Ovidianum Sulmonense — un evento che non è soltanto una competizione, ma un crocevia in cui la tradizione si accende di nuove visioni.
È un’esperienza viva che unisce rigore e immaginazione, tradizione e futuro, resa possibile grazie all’impegno dell’IIS Ovidio – Liceo Classico “Ovidio”, del Rotary Club Sulmona e dell’Associazione Amici del Certamen, da anni cuore pulsante dell’iniziativa.
Non è un semplice concorso di latino. È un viaggio dentro il linguaggio che ha costruito l’Occidente, un’immersione viva in una parola antica che continua a generare senso. È una sfida alta e affascinante in cui studenti provenienti da tutta Europa — e oltre — si confrontano con l’eco immortale di Ovidio, traducendo, interpretando, reinventando. Perché tradurre, qui, non significa soltanto comprendere: significa scegliere, rischiare, dare forma nuova a ciò che attraversa i secoli.
Il tema di quest’anno, “Le Metamorfosi: tradizione e traduzioni”, è insieme omaggio e dichiarazione di intenti. Le parole di Ovidio non vengono custodite come reliquie, ma rimesse in circolo, sottoposte a nuove letture, restituite al presente con sensibilità contemporanea. In questo processo, ogni studente diventa interprete e autore, ponte tra ciò che è stato e ciò che può ancora diventare.
Per tre giorni, Sulmona si trasforma in un laboratorio culturale diffuso. La prova di traduzione è il fulcro, ma intorno ad essa si sviluppa un intreccio di incontri, riflessioni, momenti artistici e istituzionali che coinvolgono l’intera città. Le sale del Museo Ovidio si animano, le voci si moltiplicano, il sapere si fa dialogo. La cultura, qui, non resta immobile: si muove, cambia, si rinnova — proprio come nelle Metamorfosi.
In un’epoca dominata dalla velocità, il Certamen rappresenta una scelta controcorrente. Richiede lentezza, profondità, precisione. Allena lo sguardo critico, educa alla complessità, restituisce valore alla parola. È la prova che la scuola può essere ancora un luogo capace di generare futuro, partendo da radici solidissime.
E non è un caso che tutto accada proprio a Sulmona. In questa città, la memoria non è mai nostalgia: è energia viva, capace di accendere nuove idee e nuove possibilità. Così, mentre i versi di Ovidio tornano a risuonare tra le mani dei giovani, il passato si illumina di presente e si apre al domani.
Domani non inizia soltanto una competizione. Inizia una metamorfosi. Per chi partecipa, per chi osserva, per chi continua a credere che le parole possano ancora cambiare il mondo. Perché a Sulmona, in questi giorni, il latino non si studia soltanto: si vive".
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