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venerdì 11 aprile 2025

DI MARCO SU MANCINI: "IMBARAZZANTE LA PRESA DI DISTANZE DI MARSILIO SULL'ENNESIMA BOCCIATURA DEL LICENZIAMENTO. IL MANAGER ERA TROPPO BRAVO PER CHI HA RIDOTTO LA SANITÀ ALLO SFASCIO"

PESCARA - "Non è scaricando sulla struttura regionale che Marsilio può discolparsi dalla scelta di aver cacciato il manager della Asl di Pescara Armando Mancini, licenziato nel 2019, quando il governo della destra era già ampiamente alla guida della Regione. Gli abruzzesi non sono stupidi, come lui pensa, evidentemente, perché conoscono la storia di Mancini e sanno perfettamente che si è trattata di una scelta politica e non tecnica, perché l'azione di Mancini è stata riconosciuta a tutti i livelli di giudizio a cui egli ha presentato ricorso per l'illegittimità della rimozione da parte della regione", così il consigliere giornale PD Antonio di Marco sulla chiusura giudiziale del caso."Con l'ultima tegola arrivata dalla Cassazione e proprio a sottolineare l'illegittimità del provvedimento regionale contro Mancini, ora Marsilio cerca di spostare il problema, come il metodo Meloni insegna - incalza Di Marco - , resta il fatto che tutti i gradi di giudizio hanno confermato che la sua scelta era ed è sbagliata, perché i parametri tecnici sono stati addirittura sottovalutati. Una titolarità, quella del licenziamento, che non si può attribuire ai quadri della sanità che hanno firmato i provvedimenti, dando seguito a un ordine che evidentemente era superiore. Non lo aiuta nemmeno parlare solo della pronuncia della Cassazione dicendo che la procedura è corretta, in primis perché anche lì ha perso,ma anche perché i punteggi sfoggiati a mezzo stampa nel goffo tentativo di motivare il provvedimento, erano errati, così come lo erano i criteri adottati. Infatti i giudici di merito hanno stabilito che i punteggi erano ampiamente più alti di quelli proposti dalla Commissione, tanto che anche il procuratore generale presso la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, confermando la totale infondatezza del ricorso.

Una rimozione illegittima e infondata nel merito, dunque e anche "punitiva", visto l'accaninento che trasuda dalle parole di Marsilio di fronte all'ennesima bocciatura da parte giudiziale, solo perché la scelta di Mancini per la Asl di Pescara è accaduta durante il governo di centrosinistra, quando sono accadute anche altre importanti cose positive per la sanità regionale come l'uscita dal commissariamento, oltre allo straordinario lavoro fatto da lui al vertice dell'Asl di Pescara. D'altronde, Marsilio dimostra per l'ennesima volta di non accettare le regole, provando a spostare l'attenzione su questioni del tutto irrilevanti, però travisandole a proprio favore. La sentenza, invece, parla chiaro, la rimozione è stata illegittima poiché sono stati adottati criteri del tutto oscuri e discutibili, volti ad ottenere un risultato inattendibile, quando, peraltro, entrambi i giudici del merito hanno affermato che gli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere per essere riconfermato erano stati ampiamente raggiunti, pertanto, hanno provato ad attaccarsi ad un cavillo, risultando soccombenti in 3 gradi di giudizio anche nel merito. Questo imbarazzante scaricabarile, poi, Marsilio lo esprime subito dopo aver tassato gli abruzzesi per coprire i buchi e il suo lavoro fallimentare  sulla  nostra sanità, ridotta nuovamente allo sfascio e, stavolta, senza che alcun responsabile, direttore o parte della governance, venisse rimosso a causa del pesante disavanzo prodotto per la prima volta nella storia dell'Abruzzo in tutte e quattro le Asl del territorio.

Mancini non era incompetente, lo sappiamo, ma l'incompetenza è addirittura divenuta una qualità negli anni dopo di lui, caro presidente".

 

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