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sabato 9 dicembre 2023

"QUANDO L'IMMACOLATA CONCEZIONE ERA "SANTIFICATA" DA UNA VELATA CRIMINOGENESI"

SAN SEVERO - "Correva la fine degli anni 70 e a San Severo, così come in molte altre città del Tavoliere delle Puglie, i rigori dell'inverno si facevano sentire al ritmo del battito di denti dei molti che non si potevano permettere un vestiario degno di essere chiamato tale.
Di soldi ce n'erano pochi anche se la fede, seppur tarlata dalla criminogenesi dettata dalla fame, si presentava molto più sentita e praticata di oggi.Il culto principale riguardava i festeggiamenti riservati alla patrona, vale a dire la Madonna del Soccorso. Tuttavia ad ogni santo, appartenente a una delle 15 parrocchie d'allora, gli veniva riservata la giusta dose di devozione e di osservazione dei precetti sia sacri che profani.Particolari erano quelli devoluti all'Immacolata Concezione.
Una festa atipica e ragionevolmente folkloristica se si considera il fatto che le altre erano rappresentate facendo ricorso ai soliti cliché fatti di novene, bande e scoppio di mortaretti (dai sanseveresi conosciuti con l'appellativo di "batterie"). Il tutto con la debita eccezione del Sant'Antonio festeggiato il 17 Gennaio il cui folklore veniva identificato nel culto che si assicurava agli animali  attraverso il raggruppamento e la postuma benedizione degli stessi.
Come si diceva non c'erano soldi a quel tempo e a malapena servivano per sfamare, spesso senza riuscirci, le bocche degli abitanti della periferia sanseverese.




I festeggiamenti dell'Immacolata venivano praticati accendendo falò in onore della Vergine per poi utilizzarli onde far scoppiare petardi, illuminare i volti con i bengala e per deliziare i palati per il mezzo della carne arrosto cotta con la brace prodotta dai residui delle cataste di legna appena bruciata. E poco importava, poi, se la carne veniva arrostita con i derivati del legnatico ricavato da arredi d'appartamento tutti rigorosamente colorati con vernici non certo atossiche.
I soldi servivano per acquistare beni primari ragion per cui i falò erano accesi utilizzando tutto ciò che di reperibile i ragazzi d'allora (la cui opera di ricerca del necessario per accatastare materiale per il "fuoco dell'Immacolata" la mettevano in atto a partire dal giorno di Ognissanti) erano in grado di reperire.




Il quartiere dove risiedevo era quello in cui ricadeva la parrocchia di Croce Santa.
Nel mio rione a contendersi il trofeo del falò che durava di più vi erano i due raggruppamenti di Via Celenza le cui fazioni( Est ed Ovest) dal punto di vista urbanistico erano divisi trasversalmente da Via Catania.
Diversi erano gli sfidanti così come diseguali erano i metodi di ricerca del legnatico e la tipologia dello stesso.
Il raggruppamento Est vedeva negli scarti delle famiglie e nella falegnameria di Zi' Ndonie, un artigiano del legno originario di Pretoro (ridente paesello abruzzese in provincia di Chieti), la principale
fonte di ricerca.
Il raggruppamento Ovest invece utilizzavano per lo più il legno prelevato dal vicino uliveto.
Spesso, però, la quantità di materiale da bruciare sembrava non bastare e per raggiungere l'agognata vittoria si doveva fare di più.
Le fonti erano quelle e non bastando allo scopo prefissato si ricorreva ad espedienti non proprio legittimi per non dire illegali.
Alcuni del gruppo di ricercatori, infatti, non curanti dei rischi di rilevanza penale ai quali andavano incontro  (seppur non imputabili vista l'età al di sotto dei 14 anni della stragrande maggioranza dei cercatori) mettevano in pratica atti "criminogenetici" quali il furto di travi nei cantieri edili perpetrati da alcuni; lo sradicamento di porte o il prelievo di mobilio in case in quel momento sfitte.
Il rischio maggiore, però, lo annoverava il raggruppamento Est per via del pericolo prodotto dalle alte fiamme  spesso rasentanti gli elettrodotti posti nelle immediate vicinanze.
Insomma una devozione quella nei confronti dell'Immacolata concezione praticata facendo ricorso al luogo comune del misto fatto di sacro e profano al quale, avvolte, si aggiungeva una incosciente componente appunto criminogenetica.




Oggi San Severo si presenta molto diversa rispetto al passato. Il progresso ha fatto passi da gigante così come la voglia della stragrande maggioranza dei sanseveresi di vivere in sintonia con il sentimento di giustizia. Il tutto anche e soprattutto perché aggraziata, così com'è, da una sorta di rivoluzione copernicana nel campo culturale.
Certo resistono ancora, un po' come nel resto d'Italia d'altronde, sacche criminogenetiche ma la San Severo che uno come me, che la vede da emigrato ha intravisto ieri alla vigilia dell'Immacolata concezione è chiaramente una città sulla via della redenzione e della svolta sociologica.
Prova ne è  il modo con cui riesce ancora a far vivere, ma questa volta in maniera legittima ed alquanto legale, la devozione alla festa dell' 8 Dicembre ( i falò si formano accatastando per lo più bancali in disuso). Una San Severo bella ed affascinante come non mai insomma".

https://youtu.be/2npdd_5zXYk

( A cura di Mauro Nardella)

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