indignazione.
“Non ci sono prospettive. Siamo preoccupati per i nostri giovani e
soprattutto per il fatto che i politici hanno perso il contatto con la realtà”.
Spiega Marco Massaro, un indignato sul pullman della Valle Peligna, riferendosi
prima alla situazione nazionale e poi calando il discorso nel locale, toccando
le dolenti note della nera crisi che sta ingoiando Sulmona. “Senza lavoro ci si
indigna. Con le fabbriche chiuse ci si indigna. Senza prospettive ci si
indigna. Senza cultura e cinema ci si indigna. Senza raccolta differenziata ci
si indigna. Siamo incazzati”.
“Eravamo pochi giovani sul pullman. Mi sento
sopravvissuta”. Racconta Martina, diciottenne
sulmonese, anche lei indignata per la
situazione economica e sociale dell’Italia e del mondo. Dopo la guerriglia
romana di ieri dice “Mi indigna la politica che continua a
mentire anche dopo queste situazioni tremende. Mi indigna la violenza gratuita
assolutamente non gradita dai più dei manifestanti. Mi indigna il fatto che
nonostante la manifestazione si sia svolta in più di 200 città nel mondo solo a
Roma si sia verificata la guerriglia urbana. E mi indigna il fatto che, forse,
tutto ciò si
poteva evitare”.
“Il corteo è partito in maniera pacifica, poi mi sono distaccata dal mio gruppo per fermarmi in
un bar. All'uscita ho percorso via Cavour tentando di
raggiungere i miei amici e mentre camminavo guardavo i segni della devastazione: auto carbonizzate, botti di bombe
carta, vetrine di banche spaccate. Ho
raggiunto via Labicana (che dal Colosseo porta al quartiere di San Giovanni) e
lì è scoppiato il vero caos. Ho visto le auto
bruciare e poi esplodere. Fumogeni, bombe carta e lacrimogeni lanciati ovunque. Tutti correvano. Mi sono fermata ad aiutare una ragazza a rialzarsi da terra dopo che era
caduta per fuggire. Gentilezza restituita perché grazie a lei ho trovato
rifugio in una sorta di scantinato per evitare di rimanere coinvolta in quella
folle battaglia. Poi sono corsa via tra le molotov e il fumo dei lacrimogeni in
una traversa di via Labicana e da lì sono riuscita a raggiungere alla svelta la
stazione Termini punto d’incontro”. “In quei momenti è prevalso l’istinto di sopravvivenza.
Certo è che dopo diverse ore ci siamo resi
conto di essere sopravvissuti, perchè poteva andarci molto peggio”. Alla nostra
domanda se ad oggi tornerebbe a manifestare a Roma, Martina non esita e risponde
subito in maniera secca.
“Si, tornerei senz'altro a manifestare! Non possono averla
vinta così: l'onestà e la speranza in un mondo diverso devono prevalere”.g.s.
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| in questa foto tratta dal sito Repubblica.it un giovane pratolano |
