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domenica 16 ottobre 2011

INDIGNATI DELLA VALLE PELIGNA A ROMA

ROMA – Gli indignati peligni alla manifestazione di Roma. Studenti, pensionati, lavoratori. In cinquanta sono partiti ieri all’alba da Sulmona alla volta della capitale insieme a cittadini dei paesi del comprensorio. Nessun coinvolto negli scontri che hanno devastato per cinque ore la città eterna. Al ritorno tutti presenti all’appello. "Sopravvissuti e comunque indignati". Hanno detto. Dodici in totale i pullman dall’Abruzzo, tra cui sei da Pescara.  Niente partiti, né sindacati, tantomeno associazioni. Solo cittadini che hanno voluto partecipare alla mobilitazione nella capitale per far sentire pacificamente la loro


indignazione.  “Non ci sono prospettive. Siamo preoccupati per i nostri giovani e soprattutto per il fatto che i politici hanno perso il contatto con la realtà”. Spiega Marco Massaro, un indignato sul pullman della Valle Peligna, riferendosi prima alla situazione nazionale e poi calando il discorso nel locale, toccando le dolenti note della nera crisi che sta ingoiando Sulmona. “Senza lavoro ci si indigna. Con le fabbriche chiuse ci si indigna. Senza prospettive ci si indigna. Senza cultura e cinema ci si indigna. Senza raccolta differenziata ci si indigna. Siamo incazzati”.  

 “Eravamo pochi giovani sul pullman. Mi sento sopravvissuta”. Racconta Martina, diciottenne sulmonese, anche lei indignata per la situazione economica e sociale dell’Italia e del mondo. Dopo la guerriglia romana di ieri dice “Mi indigna la politica che continua a mentire anche dopo queste situazioni tremende. Mi indigna la violenza gratuita assolutamente non gradita dai più dei manifestanti. Mi indigna il fatto che nonostante la manifestazione si sia svolta in più di 200 città nel mondo solo a Roma si sia verificata la guerriglia urbana. E mi indigna il fatto che, forse, tutto ciò si 

poteva evitare”.


“Il corteo è partito in maniera pacifica, poi mi sono distaccata dal mio gruppo per fermarmi in un bar. All'uscita ho percorso via Cavour tentando di raggiungere i miei amici e mentre camminavo guardavo i segni della devastazione: auto carbonizzate, botti di bombe carta, vetrine di banche spaccate. Ho raggiunto via Labicana (che dal Colosseo porta al quartiere di San Giovanni) e lì è scoppiato il vero caos. Ho visto le auto bruciare e poi esplodere. Fumogeni, bombe carta e lacrimogeni lanciati ovunque. Tutti correvano. Mi sono fermata ad aiutare una ragazza a rialzarsi da terra dopo che era caduta per fuggire. Gentilezza restituita perché grazie a lei ho trovato rifugio in una sorta di scantinato per evitare di rimanere coinvolta in quella folle battaglia. Poi sono corsa via tra le molotov e il fumo dei lacrimogeni in una traversa di via Labicana e da lì sono riuscita a raggiungere alla svelta la stazione Termini punto d’incontro”.  “In quei momenti è prevalso l’istinto di sopravvivenza. :)Certo è che dopo diverse ore ci siamo resi conto di essere sopravvissuti, perchè poteva andarci molto peggio”. Alla nostra domanda se ad oggi tornerebbe a manifestare a Roma, Martina non esita e risponde subito in maniera secca.

“Si, tornerei senz'altro a manifestare! Non possono averla vinta così: l'onestà e la speranza in un mondo diverso devono prevalere”.g.s.





in questa foto tratta dal sito Repubblica.it un giovane pratolano

























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