PESCARA - "Grazie alla collaborazione tra la Stazione Ornitologica Abruzzese e la Società TUA è stato possibile installare dei nidi artificiali destinati ad una specie dai colori molto vistosi ma poco nota
Ad oggi i siti abruzzesi di nidificazione della Ghiandaia marina sono stati individuati esclusivamente nel teatino, in territori agricoli poco abitati e con limitata presenza umana.
Sebbene la dieta della specie sia molto varia (comprese rettili, uccelli, piccoli anfibi e mammiferi), gran parte delle sue prede sono coleotteri, imenotteri e ortotteri, rendendola un formidabile aiuto nella lotta agli insetti nocivi per le colture.
Le minacce principali alla sopravvivenza della specie sono dovute alla trasformazione degli ambienti di nidificazione e alimentazione, causate soprattutto dall’aumento dell’agricoltura intensiva e dall’uso di fitofarmaci: il mantenimento delle colture tradizionali e il diffondersi di quelle biologiche favoriscono perciò questo bellissimo uccello.
Le prime coppie arrivano in Abruzzo a maggio e il periodo riproduttivo si protrae sino agli inizi di agosto: la specie nidifica in cavità naturali o artificiali ( alberi secolari e nel teatino soprattutto ruderi e vecchie case abbandonate); questi siti di nidificazione sono però sempre più rari e per questo motivo la SOA, grazie alla disponibilità della società TUA-Ferrovia Sangritana, e senza alcun contributo di privati o enti pubblici, ha installato dieci cassette-nido idonee alla specie su alcuni tralicci e fabbricati abbandonati e di difficile localizzazione, scegliendo i territori più adatti e seguendo le esperienze positive maturate in altre regioni italiane e in Europa.
Quest’anno dopo due anni di attese finalmente l’esperto della S.O.A. Marco Liberatore ha verificato l’occupazione di due nidi ben nascosti da parte di altrettante coppie di ghiandaia marina mentre un altro è stato utilizzato da una coppia di assiolo, un piccolo rapace notturno anch’esso migratore e nidificante in Abruzzo come la variopinta ghiandaia.
Con questo piccolo aiuto alla piccola popolazione abruzzese di questa specie, composta solo da una cinquantina di specie, si dimostra come a volte bastano piccoli interventi per contribuire a salvare la biodiversità".
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