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mercoledì 6 maggio 2026

BIBLIOTECA, PEZZOPANE, IL RITORNO IN CENTRO E’ POSSIBILE E NON PIÙ RINVIABILE

L'AQUILA - “Sono trascorsi diciassette anni dal terremoto e il tema del rientro delle funzioni culturali nel centro storico dell’Aquila non può più essere affrontato come un’ipotesi tra le altre. Deve diventare una scelta chiara, formale, irreversibile. Vale per scuole, teatri, cinema e senza dubbio per la storica Biblioteca provinciale, passata di competenza alla Regione nel 2016.
La biblioteca pubblica, collocata fuori dal centro per l’emergenza post sisma, deve rientrare nella sua sede, recuperando pienamente la sua funzione originaria e il suo ruolo urbano. Non è solo una questione simbolica: è una necessità concreta per restituire accessibilità, vitalità e senso a un servizio che oggi registra numeri estremamente bassi. La biblioteca, infatti,già prima del terremoto  era stata già oggetto proprio durante il mio mandato di Presidente della Provincia, di un ambizioso programma di ampliamento negli ambienti dell’ex Liceo classico,  trasferito a Palazzo Quinzi. Si tratta di spazi centrali, già pubblici, ricostruiti con risorse pubbliche, storicamente vocati alla formazione e alla cultura, che per caratteristiche strutturali e posizione risultano perfettamente idonei a ricollocare ed ampliare la biblioteca nel cuore della città.
Nell’anno in cui L’Aquila è capitale della cultura, questa scelta deve essere sancita da un protocollo d’intesa tra tutti gli enti coinvolti. Non bastano dichiarazioni di principio: servono atti concreti e tempi certi. In questa direzione va la richiesta, avanzata da tempo, al Comune di farsi parte attiva e la sollecitazione al presidente della terza commissione, Frullo, affinché convochi la commissione già richiesta lo scorso 20 aprile, coinvolgendo Regione, Provincia e Comune.
Ma è evidente che la sfida non può essere affrontata in modo frammentato. È necessario un confronto rapido, concreto e operativo tra le istituzioni, esteso anche all’Università e alle associazioni competenti, che possono contribuire a costruire una visione solida e condivisa.
In questa prospettiva, la questione degli spazi pubblici già esistenti è centrale. Perché continuare a cercare nuovi immobili quando la città dispone di un patrimonio pubblico così ampio? Gli spazi dei Quattro Cantoni, la Sala Patini, la Letizia, così come quelli dell’ex Liceo classico — già destinati in passato a funzioni amministrative e culturali — rappresentano una risorsa concreta.
Anche le funzioni bibliotecarie e culturali  devono essere inserite in questa visione, evitando dispersioni e sovrapposizioni.
A tutto questo si aggiunge un punto decisivo: il personale. Non può essere personale generico o soggetto a rotazione continua, ma figure assunte per specifica competenza bibliotecaria e culturale. Allo stesso modo, gli orari non possono essere assimilati a quelli degli uffici amministrativi. Una biblioteca non è uno sportello: è un luogo in cui si sta, si studia, si rimane, si costruisce conoscenza e relazione.
Gli orari di apertura devono essere definiti a partire da esperienze consolidate in altre realtà italiane ed europee, dove le biblioteche pubbliche sono spazi realmente accessibili, con aperture ampie e flessibili. In molti casi restano aperte fino alle 21 e persino la sera anche nel fine settimana, sabato e domenica compresi, diventando luoghi vivi di incontro, presentazioni di libri, eventi letterari e attività culturali continuative.
Il punto non è la mancanza di spazi, ma la capacità di costruire una regia unitaria. L’Aquila ha oggi bisogno di una decisione netta: riportare la biblioteca intesa come grande polo culturale nel cuore della città, non solo come simbolo della ricostruzione, ma come infrastruttura viva della sua identità.
Il rischio, altrimenti, è quello di consolidare una distanza sempre più evidente tra la città ricostruita e la città vissuta. E una biblioteca lontana dal centro non è solo una scelta logistica: è un’idea di città. “

On Stefania Pezzopane consigliera comunale
Ex Presidente della Provincia

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