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giovedì 26 luglio 2012

IEZZI, SENSORI SULLA MONTAGNA PER RIAPRIRE AREA DELL'EREMO

SULMONA - Istallare un sistema di sensori in punti strategici dell'area off limits intorno all'eremo di sant'Onofrio sul monte Morrone, così da monitorare e segnalare subito eventuali movimenti di masse rocciose, con allarmi acustici, visivi e sms, intervenendo tmpestivamente. E' la soluzione illustrata questa mattina nella sede del Parco nazionale della Majella dal commissario dell'Ente Franco Iezzi, proposta al Comune di Sulmona per riaprire i sentieri sbarrati da due anni per rischio frana. Se sarà recepita positivamente a palazzo San Francesco, si dovrà revocare subito l'ordinanza di chiusura. Questo perchè il progetto scaturisce dall'aggiudicamento dell'Ente di un concorso bandito dalla Fondazione Telecom, che assegna 600 mila euro per valorizzazione degli eremi
celestiniani nel territorio di competenza del parco (non dirottbili su
altre strade). Un allarme, però, che non andrebbe ad eliminare il pericolo reale, ma permetterebbe all'area di non essere classificata ad alto rischio P3, come sta per essere decretata sul Bura la variante Pai (piano di assetto idrogeologico).Quando si verificò l'evento nel novembre 2009, il Comune di Sulmona si rivolse all'Autorità di bacino che dopo un primo esame valutò l'area a rischio elevato. Responso accolto, poi, dal comitato tecnico nel giugno scorso e dal comitato istituzionale successivamente. Se così sarà non si potrà più fare nulla per tornare a visitare il luogo sacro caro a Celestino V in tempi brevi, come ha affermato Iezzi, il quale ha infilato ancheuna nota polemica, sottolineando che l'ente non è mai stato interpellato e coinvolto nella questione dibattuta e studiata ampiamente in questi anni. La proposta non è, al momento, quantificata economicamente. Non si sbilancia, infatti, il commissario e accenna solamente che si tratta di "qualche decina di migliaia di eruo". Ci sono le idee, come sempre, ma non i soldi. "Prima serve il preventivo preciso poi la ricerca dei contributi". Quello della Provincia pari a 25 mila euro, secondo Iezzi, non sarebbe utilizzabile. Tiene a precisare il commissario che deve ad Antonio Mancini il valido apporto per la realizzazione dello studio e del progetto, di cui il Parco curerebbe la realizzazione. Ha tenuto a precisare, seduto in platea, Carlo Maria Spranza, il quale gratuitamente in questi anni si è occupato del caso, che  "questa procedura era stata già presentata al Comune come fase definitiva della messa in sicurezza iniziale temporale, quindi sostanzialmente già approvata, in quanto inserita nel documento. Si tratta" spiega "di monitorare le rocce preoccupanti con raggi laser che, quando registrano piccoli movimenti, fanno scattare allarme. Questo, però, non elimina il pericolo".
Una proposta, quella del Parco, che vuole essere uno stimolo per tornare a riaccendere i riflettori sul caso eremo. g.s.



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