Dunque ancora un nulla di fatto, in Regione, in merito al metanodotto e alla centrale di compressione. I tempi si allungano ulteriormente perchè il parere richiesto al Governo nazionale tarda ad arrivare.Concordiamo con quanto dichiarato dal consigliere regionale Giovanni D'Amico e cioè sul fatto che, come ha garantito il presidente Luca Ricciuti, perdurando questa situazione la legge torni subito in commissione, per poter essere sottoposta nuovamente al Consiglio Regionale. In ogni caso non si può non rimarcare il comportamento davvero singolare della Regione Abruzzo che, dopo aver approvato in commissione con voto unanime la legge, ora attende dal Governo il disco verde a legiferare in materia di gestione del proprio territorio. Una situazione a dir poco umiliante per la nostra Regione, o meglio per la maggioranza che la governa, ridottasi a chiedere il permesso di dire la sua proprio a chi il metanodotto e la centrale vuole farli a tutti i costi. Come dimostra la pubblicazione del decreto, a firma dei ministri dell'Ambiente e dei Beni culturali, sulla gazzetta ufficiale del 5 aprile.Il governatore Chiodi non può mettere la testa sotto la sabbia e trincerarsi dietro il Governo nazionale che, ovviamente, ha tutto l'interesse ad ostacolare la Regione nell'esercizio delle proprie prerogative. Non può essere il Governo nazionale a stabilire se una legge regionale è conforme al dettato costituzionale o meno. Per questo c'è un organismo apposito ed è la Corte Costituzionale. Perciò chiediamo che questo gioco delle parti abbia termine e che la Regione finalmente decida. L'auspicio è che la decisione del Consiglio regionale, con o senza il parere del Governo, sia per l'approvazione all'unanimità della legge, così come chiedono le tante Amministrazioni loc
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mercoledì 13 aprile 2011
LEGGE ANTI METANODOTTO: I COMITATI, LA REGIONE DECIDA
Dunque ancora un nulla di fatto, in Regione, in merito al metanodotto e alla centrale di compressione. I tempi si allungano ulteriormente perchè il parere richiesto al Governo nazionale tarda ad arrivare.Concordiamo con quanto dichiarato dal consigliere regionale Giovanni D'Amico e cioè sul fatto che, come ha garantito il presidente Luca Ricciuti, perdurando questa situazione la legge torni subito in commissione, per poter essere sottoposta nuovamente al Consiglio Regionale. In ogni caso non si può non rimarcare il comportamento davvero singolare della Regione Abruzzo che, dopo aver approvato in commissione con voto unanime la legge, ora attende dal Governo il disco verde a legiferare in materia di gestione del proprio territorio. Una situazione a dir poco umiliante per la nostra Regione, o meglio per la maggioranza che la governa, ridottasi a chiedere il permesso di dire la sua proprio a chi il metanodotto e la centrale vuole farli a tutti i costi. Come dimostra la pubblicazione del decreto, a firma dei ministri dell'Ambiente e dei Beni culturali, sulla gazzetta ufficiale del 5 aprile.Il governatore Chiodi non può mettere la testa sotto la sabbia e trincerarsi dietro il Governo nazionale che, ovviamente, ha tutto l'interesse ad ostacolare la Regione nell'esercizio delle proprie prerogative. Non può essere il Governo nazionale a stabilire se una legge regionale è conforme al dettato costituzionale o meno. Per questo c'è un organismo apposito ed è la Corte Costituzionale. Perciò chiediamo che questo gioco delle parti abbia termine e che la Regione finalmente decida. L'auspicio è che la decisione del Consiglio regionale, con o senza il parere del Governo, sia per l'approvazione all'unanimità della legge, così come chiedono le tante Amministrazioni loc
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