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venerdì 17 luglio 2026

VISITA ISPETTIVA CARCERE PESCARA. NARDELLA CNPP-SPP: ISTITUTO "IMPOSSIBILE" DA CHIUDERE MA LA CUCINA E IL REPARTO ATSM ASSOLUTAMENTE DA "CANCELLARE"

PESCARA - "Quello che è emerso dalla visita sui luoghi di lavoro effettuata dal Cnpp-spp, uno tra i sindacati più rappresentativi in ambito penitenziario, attraverso una delegazione composta dal segretario nazionale Mauro Nardella e  dai segretari locali e provinciali Giusy Ceccola, Antonio Guarino e Gianluca Capitano, ha davvero dell'inquietante.Partiamo però da un presupposto. La Direzione e il comando della struttura stanno facendo davvero l'impossibile per cercare di tamponare la situazione e restituirla in una condizione di maggiore legalità, ovvero situazione costituzionalmente garantita.
Abbiamo avuto modo di vedere con i nostri occhi la mole di documenti prodotti dall'autorità dirigente e dai suoi più stretti collaboratori per cercare di legittimare la posizione di un istituto che dovrebbe essere preposto al recupero del reo ma che, con la situazione logistica nella quale si ritrova, rischia di presentarsi come un rimedio peggior del male.
Ma veniamo ai fatti.
Complessivamente l'istituto si presenta in una condizione logistico-strutturale a dir poco pessima.
Le situazioni peggiori le ritroviamo nei locali cucina e nel reparto ATSM ( reparto deputato alla gestione dei soggetti psichiatrici).
Qui chi ha la sfortuna di entrare si ritroverebbe catapultato in un autentico "girone infernale".
Una cucina contemplata, e neanche tanto, per confezionare pasti per 200 detenuti e non per 400 ( tanti c'è ne sono oggi), risultata priva di tutto ciò che in termini di salubrità una realtà proposta al confezionamento dei pasti dovrebbe possedere (A tal proposito chiediamo che la Asl facesse una capatina) e in una condizione igienica pessima;
Il reparto ATSM è privato dei vetri alle finestre, in quanto distrutti da uno dei detenuti attualmente presenti e tra i più pericolosi d'Italia ( nel recente passato ha ucciso un altro detenuto a Velletri e rotto le ossa, in giro per l'Italia, a molti tra detenuti e personale incontrati nel corso della suo tour carcerario).
Le celle in questo reparto sono tutte luride e maleodoranti.
A nulla sono valsi i tentativi di ripristinare condizioni di vivibilità operati più e più volte dalla direzione del carcere.
Il problema, molto semplicemente, è che un siffatto reparto non dovrebbe assolutamente essere mantenuto in piedi a Pescara.
Il tutto anche in considerazione del fatto che oltre a presentarsi insicuro dal punto di vista strutturale il reparto, al netto di una psichiatra, anch'essa evidentemente molto provata dalla condizione in cui sta operando, non ha personale competente e formato per gestirle adeguatamente queste persone.
Mi è facile tornare, a tal proposito, alle denunce fatte e rifatte avversanti  la chiusura degli OPG. Un provvedimento, questo, da sempre reputato frutto di politiche azzardate e peggiorative della condizione di tutti, siano essi pazienti che operatori.
A tutto questo fa da contorno:
tinteggiatura mai effettuata per mancanza di fondi;
puzza di fogna ammorbante tutti i reparti; caldo soffocante nei corridoi e nelle sezioni detentive;
 arredi per i poliziotti penitenziari da terzo mondo;
un muro di cinta troppo basso;
un cancello di ingresso rotto da tempo;
una carenza di personale generalizzata a tutti i ruoli.
Le proposte avanzate dalla direzione circa la richiesta della modifica della circuitazione detentiva è vista molto positivamente dal Cnpp-spp.
Trasformare un carcere "distruttivo" in un carcere a trattamento intensificato, così come prospettato dalla direttrice, dr.ssa Colonna, attraverso anche lo sfruttamento delle moltissime associazioni di volontariato pescaresi, può essere una valida azione da intraprendere per fare respirare un carcere "asfissiato" dalle tante cose che non vanno.
Un carcere "pollaio" che proprio in virtù dell'eccessivo sovraffollamento attualmente presente, vede esacerbata e non poco il clima legato alla convivenza.
Insomma, la necessità di ricorrere a un nuovo carcere, delocalizzato altrove,  è divenuta nel tempo non più una necessità ma una questione di sopravvivenza.
A tal proposito puntiamo il dito contro chi prima fa proclami e poi si tira indietro.
Non servono parole a noi poliziotti ma fatti.
Tutti gli amministratori, siano quelli locali che regionali e nazionali non possono dirsi tali se non portano avanti con convinzione idee che poi lasciano "morire" nel più classico degli oblii.
Se non si vorrà raccontare di una disfatta pescarese si agisca e presto per far star bene detenuti e personale perché altrimenti nessuno potrà dirsi fuori da colpe più o meno gravi".

Il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella

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