GIULIANOVA - "La Sezione ANPI di Giulianova esprime profonda preoccupazione sul futuro del reparto di Psichiatria del nostro ospedale cittadino. Il minacciato accorpamento del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) di Giulianova con quello di Teramo, poiché due sarebbero troppi in mancanza di un reparto dedicato alla post-acuzie psichiatrica, significa semplicemente privare un bacino d'utenza vastissimo dell’unico presidio specialistico per la salute mentale, specie nella stagione estiva con l'aumento della popolazione.Dal dibattito di questi giorni (cui hanno preso parte anche esperti della materia) emerge che una tale scelta, affinché abbia il senso del potenziamento dell’offerta sanitaria per i cittadini e non una semplice operazione di riduzione dell’offerta sanitaria psichiatrica (si legge anche in un comunicato della CISL FP), debba essere accompagnata dalla contestuale apertura del nuovo reparto di post-acuzie presso il presidio ospedaliero di Giulianova. Si aggiunge, entro il primo ottobre 2026. Cioè fra tre mesi. Intanto, sembra si voglia subito accorpare a Teramo il SPDC.
Contro questa prospettiva, per quanto la proposta possa essere ritenuta teoricamente fondata, cozza la denuncia degli operatori di psichiatria di Giulianova che ritengono questo progetto di riorganizzazione affrettato e senza prospettive certe: non credibile, data la ristrettezza dei tempi; privo di chiarezza per la ricollocazione del personale e il nuovo percorso organizzativo; oscuro sulla continuità assistenziale per gli attuali pazienti; incerto e fumoso per la mancanza di un chiaro e completo cronoprogramma; propagandistico, poiché senza nuove assunzioni stabili di medici e infermieri, le promesse di potenziamento delle strutture sono solo campate in aria.
In realtà sono sotto accusa le prospettive aperte nel 2015 dal decreto Lorenzini recepito dalla Regione Abruzzo. Grazie a questo, oltre dieci anni orsono tutto il sistema sanitario teramano cominciò a gravitare intorno al Mazzini di Teramo come unico ospedale di primo livello. È questa la strategia in atto che rende poco credibile ogni scelta aziendale definita di “potenziamento dei servizi” a Giulianova. Di qui il sospetto dei cittadini, l’opposizione dei lavoratori del settore e di varie forze politiche. In mancanza di chiarezza, trasparenza, condivisione e dibattiti pubblici tutto sembra ridursi, in realtà, a un’ennesima privazione di altri servizi di capitale importanza per l’ospedale di Giulianova.
Come presidio dei valori nati dalla Resistenza, l'ANPI ricorda che la difesa della sanità pubblica è una battaglia di civiltà e di democrazia. La nostra Costituzione (art. 32) tutela la salute come “fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” e questo diritto non può essere subordinato a logiche di bilancio. Smantellare la medicina di prossimità sul territorio significa violare anche i principi di eguaglianza sostanzia (art. 3.2). Ne discende che il diritto alle cure deve essere uguale per tutti. Giulianova e il suo territorio non possono continuare a subire lo svuotamento dei servizi sanitari essenziali e l’azienda deve ancora dimostrare che questo accorpamento in effetti non lo sia. L’ANPI di Giulianova nella mobilitazione in atto, è schierata al fianco dei lavoratori della sanità, delle sigle sindacali e delle famiglie; invita la Giunta regionale e la direzione della Asl a fare un passo indietro e a ridefinire le proprie scelte nella trasparenza e nella condivisione; nel pieno rispetto della dignità umana e dei principi costituzionali di universalità ed equità".
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